C’è chi ha costruito una carriera intera osservando da vicino i sentimenti degli altri, analizzandone fragilità, rotture e ricomposizioni. E poi, a un certo punto, decide di raccontare anche i propri, mettendo da parte quella distanza professionale che per anni è stata una sorta di corazza. Succede quando il vissuto personale diventa parte integrante di una narrazione più ampia, fatta di esperienze, confessioni e verità spesso scomode.
È in questo contesto che si inserisce il nuovo capitolo della vita di Annamaria Bernardini de Pace, figura storica nel panorama legale italiano, conosciuta soprattutto per il suo ruolo di matrimonialista. Dopo decenni trascorsi tra aule di tribunale e casi mediatici, la professionista sceglie di aprirsi in modo inedito, offrendo uno sguardo più intimo e personale sulla propria esistenza.

Annamaria Bernardini de Pace, le confessioni privatissime
“Svelo i casi più eclatanti di cui mi sono occupata e racconto anche i fatti miei”, è l’incipit con cui presenta la sua autobiografia Sentimenti e sentenze – autobiografia di false verità. Un’opera che segna un punto di svolta, soprattutto perché arriva a 78 anni, dopo una carriera lunga e consolidata. Nell’intervista rilasciata, emerge subito un elemento che cattura l’attenzione: la presenza di Dino, un uomo rimasto nell’ombra per ben vent’anni.
Di lui si sa pochissimo, e forse è proprio questo il segreto della loro relazione. “Il mistero è indispensabile all’amore, che dura finché dura il mistero”, spiega la legale, lasciando intendere quanto l’assenza di definizioni e certezze abbia alimentato il legame. Dino sarebbe più giovane di dieci anni, conosciuto in ambito professionale, e descritto come una figura sfuggente, “che appare e scompare”. Un rapporto vissuto senza domande e senza vincoli, come conferma lei stessa: “Non mi interessa. Non chiedo, non controllo e non possiedo”. E ancora: “È un amore gratuito, senza obblighi e senza noia”.

Una confessione che arriva solo oggi, non per provocazione ma per necessità di raccontarsi in modo più completo. “Sono stata costretta dalla vita a essere solida, pragmatica”, ammette, lasciando intravedere un lato più vulnerabile e romantico, spesso rimasto nascosto dietro il rigore della professione. Prima di Dino, altri uomini hanno attraversato la sua vita, lasciando ricordi vividi e talvolta sorprendenti.
Tra questi c’è Carlo, protagonista di un episodio che lei stessa racconta con ironia e spontaneità: “Ero a un matrimonio, dovevo andare via, ma pioveva. Ero magra, allora. Insomma, arriva uno sconosciuto alto uno e novanta e mi prende in braccio. Facciamo una corsa sotto la pioggia altamente erotica e mi ritrovo nella sua auto. Era la prima volta che lo facevo in macchina e avevo più di 50 anni”. Un ricordo che restituisce il ritratto di una donna capace di vivere le emozioni con intensità, anche lontano dagli schemi.
Ma nel racconto non mancano pagine più dolorose. Bernardini de Pace torna infatti su episodi di molestie subite in giovane età, a partire da quando aveva appena dodici anni, ricoverata in ospedale. E poi un altro episodio, più recente, che coinvolge un uomo di potere. Senza fare nomi, precisa che “era di destra”, aggiungendo un dettaglio significativo: “E come scrivo il mio amore mi ha difesa: gli ha fatto togliere la scorta”.
Infine, ricostruisce quanto accaduto quella sera, offrendo un quadro ancora più preciso: “Ero a una cena, mi aveva accarezzato le gambe in modo voglioso”. Un episodio che chiude idealmente il cerchio di una narrazione fatta di luci e ombre, in cui la dimensione privata si intreccia inevitabilmente con quella pubblica, restituendo l’immagine di una donna complessa, capace di mettersi a nudo senza filtri.


