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Oggi tutti conoscono Benedetta Rossi, ma ecco cosa faceva prima di diventare famosa

Benedetta Rossi è la food-blogger del momento. La 46enne marchigiana è diventata in breve tempo una regina dietro ai fornelli per il popolo della rete, che adora replicare i suoi manicaretti gustosi e spesso ispirati alla tradizione ma anche vedere più da vicino la sua vita privata.

Praticamente ormai tutti conoscono anche suo marito Marco e il suo cane Nuvola, che negli ultimi tempi ha preoccupato la coppia e di riflesso i fan per alcuni problemi di salute dovuti agli acciacchi dell’età. Oggi è seguitissima sul suo canale YouTube, dove tutto ha preso avvio e dove ultimamente è stata prima in tendenze, in tv con il suo programma di cucina ‘Fatto in casa da Benedetta’ e anche su Instagram dove conta la bellezza di quasi 3 milioni di follower, Benedetta Rossi non è mica sempre stata così famosa. (Continua dopo la foto)


Impossibile che anche i suoi fan più accaniti non se lo siano chiesto: cosa faceva la mitica Benedetta prima di diventare una delle cuoche più amate? Di cosa si occupava prima di macinare migliaia e migliaia di visualizzazioni con i suoi video? A rispondere a questa domanda è stata proprio lei, in un’intervista al Corriere della sera: “Facevamo sapone in casa e lo rivendevamo su Internet”. (Continua dopo la foto)

Benedetta ha usato le antiche tecniche di saponificazione adattandole alle metodologie moderne e la rete l’ha premiata, rendendo virali i suoi video. A fare il sapone in casa gliel’hanno insegnato due donne che i suoi fan conoscono bene: la nonna e sua sorella, zia Giulietta. La ricetta di base usata da Benedetta, tramandata da generazione in generazione, ha come ingredienti il grasso del maiale, la soda caustica e l’olio d’oliva che poi venivano mescolati a varie erbe profumate. (Continua dopo le foto)

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“Quando ero piccola – ha raccontato al Corriere – i miei genitori mi raccontavano di queste donne e del rito della produzione del sapone, che si ripeteva ogni anno nei giorni successivi alla macellazione del maiale. All’aperto, nel retro della casa, veniva allestito un fuoco di legna di querce e ulivi con sopra un enorme calderone detto ‘callà’, dove acqua, lardo, strutto, olio d’oliva vecchio e soda erano sapientemente dosati e a lungo bolliti per ottenere il sapone che, dopo la stagionatura, sarebbe stato ripartito tra le varie famiglie in proporzione al grasso conferito”.

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