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Lutto per la Famiglia reale britannica, se ne va un pezzo di storia

  • Costume

Ha trascorso gran parte della sua vita dietro le quinte dei momenti più solenni, intimi e drammatici della Royal Family britannica. Gioielliere della Corona, custode silenzioso di tesori e segreti, è morto lo scorso 18 gennaio all’età di 83 anni, lasciando dietro di sé una storia che intreccia lusso, rigore e discrezione assoluta. Con lui se ne va una figura chiave del mondo reale britannico, capace di maneggiare non solo gioielli di inestimabile valore, ma anche episodi delicatissimi della storia dei Windsor.

La carica di gioielliere della corona fu istituita nel 1842 dalla regina Vittoria e lui fu il settimo a ricoprire questo ruolo prestigioso. L’incarico gli venne affidato da Elisabetta II nell’estate del 1991, ma il suo rapporto con la famiglia reale era iniziato molto prima. Già orafo di fiducia delle famiglie reali di Norvegia, Malesia e Giordania, conosceva i Windsor da oltre un decennio. Fu un incontro con l’allora principe del Galles, oggi re Carlo III, a segnare una svolta decisiva e a consolidare la fiducia nei suoi confronti.

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Lutto Famiglia Reale


Lutto nella famiglia reale inglese: morto un grande punto di riferimento

Alla fine degli anni Settanta, David Thomas fu convocato d’urgenza a Buckingham Palace per una situazione tanto insolita quanto delicata. Carlo si era infortunato a un braccio durante una partita di polo e l’anello con lo stemma reale che portava all’anulare non poteva essere rimosso. L’unica soluzione era tagliare il prezioso gioiello senza causare alcun danno al dito del futuro sovrano. Thomas portò a termine l’operazione con tale abilità da guadagnarsi, poco dopo, il Royal Warrant, la prestigiosa etichetta di fornitore ufficiale. Nel 1981 fu proprio lui a realizzare la fede nuziale in oro gallese per il matrimonio tra Carlo e Lady Diana Spencer. Invitato alla cerimonia nella Cattedrale di St. Paul, rimase il gioielliere personale di Diana fino alla sua morte nel 1997, avendo già lavorato a lungo anche per la famiglia Spencer.

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Il suo lavoro alla Jewel House della Torre di Londra non si limitava alle grandi occasioni pubbliche. Thomas era impegnato tutto l’anno nella cura dei gioielli della Corona, che lucidava esclusivamente con acqua e sapone per evitare qualsiasi rischio di corrosione. Si occupava anche delle riparazioni ed era l’unica persona, oltre al monarca, autorizzata a maneggiare quei monili. Tutto avveniva rigorosamente di notte, dopo la chiusura al pubblico, in un rituale fatto di silenzio e precisione assoluta.

Dopo il tragico incidente che costò la vita a Lady Diana, a Thomas toccò uno dei compiti più dolorosi della sua carriera: catalogare l’intera collezione di gioielli personali della principessa per la liquidazione dell’eredità. Al momento dell’impatto nel tunnel dell’Alma, Diana fu ritrovata con un orologio macchiato di sangue, un braccialetto di perle spezzato e un solo orecchino. L’altro fu rinvenuto dagli investigatori incastrato nell’abitacolo, sbalzato via dalla violenza dell’urto. Un inventario carico di simboli e memoria.

Un altro lavoro altrettanto complesso arrivò nel 2002, alla morte della regina Madre, che aveva sempre sostenuto di possedere solo “poche cose”. In realtà, la sua collezione di gioielli era vastissima e composta da centinaia di pezzi. Thomas impiegò ben sette settimane per catalogarla interamente, affrontando un compito che mise ancora una volta alla prova la sua pazienza e il suo metodo.

David Thomas lavorò al servizio della Corona dal 1991 al 2007, quando raggiunse l’età della pensione a 65 anni. In quell’occasione, Elisabetta II lo nominò Membro del Royal Victorian Order, riconoscendo ufficialmente il valore di un servizio considerato impareggiabile. La stima e l’affetto della famiglia reale nei suoi confronti non vennero mai meno e trovarono una nuova conferma qualche anno dopo.

Nel 2017, infatti, il principe Harry chiese proprio a lui di tornare temporaneamente al lavoro per realizzare l’anello di fidanzamento destinato a Meghan Markle. Thomas accettò con entusiasmo e creò un gioiello unico, composto da un diamante del Botswana e da altri due diamanti provenienti da una spilla di Lady Diana. Fu l’ultimo gioiello della sua carriera. Quando gli vennero chiesti dettagli su quel prezioso anello, rispose con una frase che riassumeva tutta la sua filosofia professionale: “I gioiellieri sono come i dottori: non parlano mai dei loro pazienti”.


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