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“Cercano lì”. Clamoroso Garlasco, analisi a tappetto: “Erano di Chiara Poggi”

  • Italia

Il delitto di Garlasco continua a occupare un posto centrale nella cronaca giudiziaria italiana, anche a distanza di quasi due decenni dall’omicidio di Chiara Poggi. Un caso che, dal 2007, ha attraversato innumerevoli fasi investigative e processuali, diventando uno dei più discussi e controversi degli ultimi anni. La vicenda, consumatasi in una tranquilla villetta di provincia, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e ha lasciato aperti interrogativi che ancora oggi alimentano dibattiti e nuove piste.

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Nel corso degli anni, il delitto è stato segnato da perizie, controperizie, assoluzioni e condanne che hanno contribuito a costruire un quadro complesso e stratificato. Le sentenze, i ribaltamenti giudiziari e le ricostruzioni alternative hanno fatto di Garlasco un simbolo delle difficoltà nel raggiungere una verità processuale condivisa. Ogni nuovo elemento, anche a distanza di tempo, viene inevitabilmente osservato con attenzione e scrutinato nel dettaglio.


Garlasco, nuovi reperti saranno analizzati

La riapertura di filoni investigativi e l’emergere di nuovi indagati hanno riacceso l’attenzione sul caso, riportando al centro il contesto di quella mattina d’agosto e la dinamica dell’omicidio. Il nome di Andrea Sempio, oggi indagato per concorso in omicidio, rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti di questa fase, che punta a rileggere fatti e prove alla luce di nuove tecnologie e valutazioni.

In questo clima di attesa e tensione giudiziaria, il 18 dicembre viene indicato come una data cruciale, destinata a segnare l’epilogo di un lungo incidente probatorio. Ma proprio mentre ci si avvicina a quel passaggio decisivo, emergono ulteriori elementi che promettono di arricchire, e forse complicare, il mosaico del delitto di Garlasco.

In attesa del 18 dicembre, giorno dell’epilogo del lungo incidente probatorio sul caso Garlasco, si aggiunge infatti un nuovo tassello alle indagini sull’omicidio avvenuto 18 anni fa nella villetta di via Pascoli. A renderlo noto è stato Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, annunciando che per la prima volta verranno analizzati gli oggetti che Chiara indossava il giorno in cui fu uccisa. Accessori mai entrati nel perimetro dell’incidente probatorio, ma che ora tornano al centro dell’attenzione investigativa.

Si tratta di una serie di oggetti personali: una catenina con il ciondolo a forma di dente di squalo, alcuni braccialetti, tra cui uno con il nome “Chiara”, l’orologio, una cavigliera e gli orecchini. Un dettaglio non secondario riguarda proprio questi ultimi: uno era ancora al lobo della vittima al momento del ritrovamento del corpo, mentre l’altro sarebbe stato perso durante l’aggressione e rinvenuto sulla scena del crimine, elemento che potrebbe assumere un peso rilevante nelle nuove analisi.

Come hanno precisato i consulenti dei Poggi, questi reperti nel 2007 “vennero sottoposti ad analisi dai carabinieri del RIS di Parma su delega della Procura. Dalla relazione tecnica su queste attività emerse tra le altre cose che i braccialetti e l’orologio sono risultati imbrattati di tracce e non sono stati sottoposti a prelievo”. Gli oggetti furono poi restituiti alla famiglia nel 2010, mantenuti in perfetto stato di conservazione.

Redaelli ha spiegato il valore simbolico e investigativo di questi accessori durante un intervento a Quarto Grado. “Sono stati conservati come se fossero delle reliquie e così tutto ciò che aveva avuto a che fare con quella ragazza quel giorno”, ha raccontato, aggiungendo: “Alcuni di questi oggetti non sono stati analizzati e a noi interessano adesso. Sono delle attività d’indagine che stiamo facendo sugli accessori che Chiara indossava quel giorno e che useremo nel momento in cui lo riterremo opportuno”. Il criminologo ha inoltre sottolineato come questi reperti siano rimasti fuori dall’incidente probatorio, chiedendosi: “Perché non sono entrati? È stata una decisione della Procura”.

A confermare l’esistenza di queste nuove verifiche è stato anche l’avvocato Gianluigi Tizzoni, storico legale della famiglia Poggi. “Stiamo facendo molte cose tra le quali anche analizzare gli oggetti restituiti nel 2010 ai familiari. I giudici del primo processo d’appello all’epoca ce li negarono”, ha dichiarato all’AGI. Una scelta che affonda le radici in un passato giudiziario complesso.

Nell’ordinanza di allora, la Corte d’Assise d’Appello, che successivamente assolse Alberto Stasi prima del definitivo ribaltamento in Cassazione e della condanna del giovane, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti, definì infatti “certamente inammissibili” le richieste di Tizzoni “di approfondimenti istruttori”. Richieste che comprendevano anche ulteriori reperti, come i pantaloncini e la maglietta di Chiara Poggi, oggi nuovamente evocati in un’indagine che continua, a distanza di anni, a cercare risposte definitive.


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