Durante un recente incontro con le équipe sinodali, papa Leone XIV ha scelto di affrontare un tema che da tempo divide e fa discutere all’interno della Chiesa: il ruolo delle donne nelle comunità religiose. Un argomento che il pontefice ha trattato con la franchezza e la sensibilità che da sempre lo contraddistinguono.

Rispondendo alla domanda di una rappresentante europea, il papa ha spiegato che il problema non è la mancanza di opportunità, ma la presenza di ostacoli culturali ancora profondamente radicati: “Non tutti i sacerdoti permettono che la donna possa esercitare pienamente il proprio ruolo”. Poi ha aggiunto, con tono deciso: “In molte situazioni le donne soffrono come se fossero di seconda classe”.
Il pontefice ha chiarito che non basta affidare qualche incarico per superare il divario, ma occorre lavorare per eliminare pregiudizi e discriminazioni, ricordando che “questi atteggiamenti vanno contro il Vangelo stesso”. “Serve una Chiesa – ha proseguito – capace di valorizzare i doni e i carismi di ogni persona, senza barriere né ruoli imposti”.

Nel corso dell’incontro, monsignor Prevost ha ricordato di essere cresciuto in una famiglia molto attiva nella parrocchia: “Negli anni Settanta, mia madre diceva che non serviva parlare di uguaglianza, perché le donne erano già migliori”.
Papa Leone ha poi condiviso un ricordo dei suoi anni in America Latina, raccontando l’impegno di tante donne conosciute in missione: “In Perù ho incontrato figure straordinarie, autentiche testimoni di fede”. Un esempio, ha detto, di quella forza silenziosa che ogni giorno regge le comunità, e che merita finalmente di essere riconosciuta e ascoltata davvero.


