Un incontro atteso da giorni e seguito con grande attenzione dall’opinione pubblica internazionale si è concluso senza alcun accordo concreto. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha ammesso che il vertice di Ferragosto con Vladimir Putin non ha portato a una soluzione per fermare la guerra in Ucraina. La riunione, svoltasi nella Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, è durata quasi tre ore e ha messo in evidenza le difficoltà ancora presenti tra le due potenze. Trump ha riconosciuto che i colloqui sono stati “molto produttivi”, ma ha precisato: “Non c’è accordo finché non c’è un accordo”, lasciando intendere che restano aperte “un paio di grosse questioni”.
Il leader russo ha parlato invece di colloqui “costruttivi” e caratterizzati dal “mutuo rispetto”, ma senza arretrare sulle sue posizioni. Putin ha insistito sulla necessità di affrontare le “cause profonde” del conflitto e di ricostruire un “giusto equilibrio di sicurezza in Europa e nel mondo”. Ha poi aggiunto un auspicio rivolto a Kiev e ai Paesi europei, affinché “non ostacolino” i tentativi di costruire un percorso di pace. Nessuna apertura significativa, quindi, da parte di Mosca, che ha ribadito la propria visione strategica sul conflitto.
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Trump e Putin, la notizia choc dopo il vertice in Alaska
Al termine dell’incontro, entrambi i leader si sono limitati a rilasciare dichiarazioni senza accettare domande dai giornalisti. È stato in quel momento che Putin ha invitato Trump a un nuovo summit da tenersi a Mosca. “Next time in Moscow”, ha detto in inglese. Un invito che il presidente americano non ha escluso, commentando con un laconico “È interessante, potrebbe accadere”. Nessun dettaglio è trapelato, invece, sul contenuto effettivo delle discussioni svolte a porte chiuse.

Raise your hand if you strongly support President Trump meeting in person with President Putin pic.twitter.com/DI38siyj9b
— MAGA Voice (@MAGAVoice) August 15, 2025
Il vertice aveva avuto un avvio scenografico, con la stretta di mano sul tappeto rosso, sorrisi e un breve giro sulla limousine presidenziale, “the Beast”, utilizzata da Trump per raggiungere l’edificio che ospitava i colloqui. Un’accoglienza insolita, quasi amichevole, per colui che negli ultimi anni è stato descritto dall’Occidente come il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti e responsabile della più grande guerra sul continente europeo dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Durante l’arrivo, i due leader erano stati immortalati dai fotografi sulla pista della base militare americana. Proprio in quel momento, Putin aveva rivolto lo sguardo al cielo sorridendo, mentre B-2 e F-22, aerei militari simbolo della Guerra Fredda, sorvolavano l’area a mo’ di dimostrazione di forza. Una scena che ha dato il senso della cornice simbolica in cui si è svolto l’incontro, tra gesti distensivi e richiami al passato delle tensioni tra Washington e Mosca.
Non sono mancati momenti di tensione con la stampa. Durante la foto di rito, i giornalisti hanno chiesto a gran voce a Putin: “Presidente Putin, smetterà di uccidere civili?”. Il leader russo si è portato la mano all’orecchio, fingendo di non sentire la domanda, e non ha replicato. Anche Trump, da parte sua, ha evitato di rispondere ad altre sollecitazioni della stampa. Il vertice si è così concluso tra dichiarazioni formali e silenzi significativi, lasciando in sospeso le speranze di un percorso negoziale per la fine della guerra.


