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“Da Putin e Zelensky”. Guerra in Ucraina, l’annuncio inaspettato di Donald Trump

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Negli ultimi giorni il conflitto in Ucraina ha vissuto una nuova accelerazione sul fronte diplomatico, dopo settimane segnate da bombardamenti, movimenti di truppe sul fronte orientale e un clima di crescente incertezza nelle capitali europee. Mentre Kiev continua a denunciare il peso dell’offensiva russa nelle regioni contese e Mosca insiste nel presentare i propri avanzamenti come un fatto ormai irreversibile, si moltiplicano gli appelli internazionali per evitare che l’inverno trasformi ancora una volta la guerra in una spirale senza via d’uscita. Le cancellerie occidentali, divise sul modo di gestire i rapporti con il Cremlino, osservano con crescente apprensione il rallentamento degli aiuti militari e il rischio che il quadro geopolitico dell’Est Europa possa cambiare in modo irreparabile.

È in questo scenario instabile che si è inserita la nuova iniziativa diplomatica americana, considerata da alcuni un’opportunità e da altri un pericoloso azzardo. La sensazione prevalente, nelle ultime 48 ore, è che qualcosa stia effettivamente cambiando: le dichiarazioni dei leader europei, il movimento di emissari e le riunioni urgenti convocati a Ginevra e in videocollegamento hanno contribuito a creare l’idea che una trattativa concreta, finora solo ipotizzata, stia finalmente prendendo forma. Tuttavia, i contorni restano incerti, le reazioni contrastanti e il rischio di squilibrare gli equilibri già fragili è tutt’altro che remoto.

“Oddio, adesso Putin come reagirà?”. Trump l’ha fatto veramente: sale la tensione tra Usa e Russia 

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Trump ottimista: piano per la pace “messo a punto” e invia Witkoff e Driscoll in Russia e Ucraina

Su questo sfondo si inseriscono le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha scelto di mostrare sicurezza nell’annunciare che il suo piano per mettere fine al conflitto è stato, come ha detto, “messo a punto”, spiegando che l’inviato speciale Steve Witkoff incontrerà Vladimir Putin e che il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll vedrà i funzionari ucraini. Un annuncio che ha scosso molte capitali europee, anche perché accompagnato dall’idea di possibili incontri diretti tra Trump e i leader di Mosca e Kiev, incontri che però lo stesso presidente americano ha definito prematuri fino a quando non saranno registrati ulteriori progressi.

A bordo dell’Air Force One martedì, Trump ha ribadito che il tentativo di chiudere il conflitto richiede cautela, ricordando che il primo documento presentato pubblicamente, un piano in 28 punti, non ha ancora la struttura definitiva: “Non era un piano – era un concetto”. Quella bozza preliminare, resa nota la settimana scorsa, ha fatto discutere perché giudicata fin da subito sbilanciata in favore della Russia, al punto da spingere Volodymyr Zelensky ad accettare rapidamente un confronto con la delegazione statunitense per evitare che lo scenario gli sfuggisse di mano.

La reazione europea è stata immediata. I governi del continente, timorosi di essere messi ai margini del processo negoziale e preoccupati dal proprio futuro di fronte all’aggressione russa, hanno iniziato a farsi sentire con insistenza nella speranza di riorientare il dialogo verso una soluzione che recepisca anche le loro esigenze strategiche. Nel frattempo Trump ha lasciato intendere che Witkoff si recherà a Mosca già la prossima settimana, aggiungendo che Jared Kushner potrebbe unirsi alla missione. “La gente sta iniziando a capire che è un buon accordo per entrambe le parti”, ha sostenuto il presidente americano.

Per smorzare le polemiche, Trump ha anche provato a ridimensionare il punto più controverso della sua proposta, quello che prevede la cessione di territori ucraini alla Russia. Nella versione originaria, Kiev avrebbe dovuto riconoscere la perdita dell’intero Donbass, cioè le regioni di Donetsk e Luhansk, delle quali controlla ancora ampie aree. Il presidente statunitense ha però affermato che la situazione sul campo sta già andando in un’unica direzione e che “il modo in cui sta andando, si muove in una sola direzione”, aggiungendo che “quindi alla fine quello è un territorio che nei prossimi due mesi potrebbe essere ottenuto comunque dalla Russia”.

Le sue parole sono arrivate all’indomani dei colloqui svolti ad Abu Dhabi tra Driscoll e i rappresentanti russi, discussioni che sembrano procedere su binari costruttivi. “I colloqui stanno andando bene e rimaniamo ottimisti”, ha dichiarato Jeff Tolbert, portavoce del Segretario dell’Esercito, confermando che gli Stati Uniti intendono spingere con decisione sul percorso negoziale. Witkoff, immobiliarista divenuto diplomatico, è ormai il principale interlocutore dell’amministrazione con Putin, mentre Driscoll, vicino al vicepresidente J. D. Vance, ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella ricerca di una soluzione.

Nelle ultime ore anche Emmanuel Macron ha parlato apertamente di un momento decisivo per gli sforzi di pace, affermando che la trattativa è “chiaramente a un punto cruciale”. Le sue parole sono arrivate dopo l’incontro di Ginevra tra alti funzionari statunitensi e ucraini e dopo la riunione virtuale della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, che vede protagonisti diversi alleati europei dell’Ucraina. A entrambe le riunioni ha partecipato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, segnale del forte coinvolgimento di Washington.

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Nel corso del vertice in videoconferenza, il primo ministro britannico Keir Starmer ha invitato a sfruttare questo momento delicato, sostenendo che “i negoziati stanno ricevendo un nuovo impulso. E dovremmo cogliere questo slancio”, e aggiungendo che “penso che ci stiamo muovendo in una direzione positiva e che oggi ci siano indicazioni che la maggior parte del testo (indicato da Zelensky) possa essere accettato”.

Da Kiev, Zelensky ha fatto sapere nella tarda serata di lunedì che “l’elenco dei passi necessari per porre fine alla guerra può diventare fattibile”, annunciando la volontà di affrontare con Trump anche le questioni “sensibili” che restano sul tavolo. Una posizione confermata poi dal consigliere Rustem Umerov, che in un post su X ha scritto che il presidente ucraino punta a definire un accordo con Washington “alla prima data utile di novembre.


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