La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 si è chiusa tra applausi, commenti a caldo e le prime vere tensioni social. Sul palco del Teatro Ariston, sotto la guida di Carlo Conti, si sono esibiti quindici dei trenta Campioni in gara, votati al 50% dal televoto e al 50% dalla giuria delle radio. Un meccanismo ormai rodato che, anche quest’anno, ha prodotto una Top 5 comunicata in ordine casuale, senza svelare le posizioni effettive ma accendendo immediatamente il dibattito.
A conquistare un posto nella cinquina provvisoria sono stati Tommaso Paradiso con “I romantici”, LDA & AKA 7even con “Poesie clandestine”, Nayt con “Prima che”, Fedez & Masini con “Male necessario” ed Ermal Meta con “Stella stellina”. Cinque nomi che raccontano stili diversi, generazioni differenti e pubblici variegati. Una fotografia parziale, certo, ma sufficiente a orientare le prime analisi e a scatenare le reazioni di fan e addetti ai lavori.
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Sanremo 2026, polemica dopo la classifica della seconda serata
La gara, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Nella terza serata saliranno sul palco gli altri quindici Campioni: Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Arisa, Luchè, Samurai Jay, Raf, Serena Brancale, Malika Ayane, Eddie Brock, Sal Da Vinci, Tredici Pietro, Maria Antonietta & Colombre, Leo Gassmann e Francesco Renga. Anche loro saranno giudicati con lo stesso sistema misto tra televoto e giuria delle radio, prima della comunicazione di una nuova Top 5 senza ordine di piazzamento. Il quadro generale, dunque, potrà ancora cambiare e riequilibrarsi.

Eppure, mentre si attende la seconda metà delle esibizioni, l’attenzione si è spostata altrove. Non tanto sui nomi presenti, quanto su quelli assenti. Perché nella classifica della seconda serata non compare neppure una donna. Un’assenza che non è passata inosservata e che ha acceso un’ondata di polemiche sui social, dove in pochi minuti l’hashtag #Sanremo2026 è stato travolto da commenti durissimi.
“Cosa è questa classifica? Tutte le donne che si sono esibite stasera erano 50 volte meglio di questi nomi”, scrive un’utente. E ancora: “VOI MI DOVETE SPIEGARE PERCHÉ OGNI ANNO CON IL TELEVOTO FATE FUORI LE DONNE DALLA CLASSIFICA VI ODIO BASTA #sanremo2026”. Qualcuno sottolinea: “Quindi è stata una serata sbilanciata in modo ridicolo. Nel 2026 non si può sentire”, mentre un altro commento parla di “classifica fallocentrica” e denuncia un sistema percepito come penalizzante per le artiste.
Il dato colpisce ancora di più se si considera che quest’anno le donne rappresentano il 38% dei trenta Big in gara. Con diciotto artisti solisti, tre coppie – di cui una mista – e la presenza della prima band interamente femminile nella storia della kermesse, le Bambole di pezza, il totale delle artiste arriva a quattordici. Un numero superiore alla media delle edizioni precedenti, ma ancora distante da una reale parità. E soprattutto, al momento, non riflesso nella classifica.



La sensazione di déjà-vu è inevitabile. Già lo scorso anno, alla conclusione del Festival, nessuna donna era riuscita a piazzarsi tra i primissimi posti. A vincere era stato Olly con “Balorda nostalgia”, seguito da Lucio Corsi al secondo posto e Brunori Sas al terzo. Subito dietro Fedez e poi Simone Cristicchi. Una cinquina finale tutta maschile che aveva sollevato interrogativi analoghi a quelli di oggi.
La seconda serata del Festival di Sanremo 2026, dunque, non è soltanto una tappa intermedia della competizione. È diventata il simbolo di una questione più ampia, che intreccia gusti del pubblico, dinamiche di voto e rappresentanza di genere. La gara è ancora lunga e la classifica generale potrà ribaltarsi. Ma intanto, la mancanza di voci femminili nella Top 5 provvisoria resta il dato politico e culturale più discusso di questa edizione.


