L’arrivo di un nuovo programma dedicato ai grandi raggiri e ai meccanismi della manipolazione psicologica riporta sotto i riflettori una delle criminologhe più note della televisione italiana. Roberta Bruzzone, infatti, si prepara a tornare sul piccolo schermo con un progetto che punta a raccontare come nascono e si sviluppano le truffe, esplorando le strategie mentali utilizzate dai malintenzionati per conquistare la fiducia delle vittime. Il nuovo format, intitolato Dentro la truffa, debutterà su Rai 2 nel mese di novembre, in seconda serata.
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L’esperta ha raccontato al Corriere della Sera che la sua passione per l’indagine e per la ricerca della verità non è nata certo da adulta, ma affonda le radici nell’infanzia. “Ero una bambina molto vivace, difficile da tenere a bada, curiosa fino al midollo. I miei genitori mi minacciavano. Se non stai ferma ti mandiamo in quella casa abbandonata, abitata da gente cattivissima, ci penseranno loro a te. La casa c’era davvero, accanto alla mia scuola. Ai miei occhi un castello tetro e impenetrabile…”. Una curiosità che, già da bambina, la spinse a mettere alla prova ciò che le veniva raccontato.

La posizione sul caso Garlasco non cambia
Proseguendo il suo racconto, Bruzzone ha ricordato un episodio che descrive bene il suo carattere intraprendente. “convinsi due compagni di classe a seguirmi per andare in missione”. Nonostante il timore, la voglia di scoprire la verità ebbe la meglio. “Certo – conferma al Corsera – Però la curiosità prevaleva. Fu un’esperienza incredibile. Mi punirono, ovviamente, ma ebbi la soddisfazione di venire a capo della verità. Là dentro c’era solo polvere, nessun torturatore di bambini discoli”. Un aneddoto che, secondo la criminologa, anticipava già quella determinazione che avrebbe poi caratterizzato tutta la sua carriera.

Tra gli argomenti affrontati nell’intervista c’è anche il caso di Garlasco, tornato al centro dell’attenzione dopo la riapertura delle indagini da parte della Procura di Pavia. Su questo fronte, la posizione di Roberta Bruzzone resta netta e immutata. “Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla difatto. Fatico a capire cosa abbia convinto la Procura di Pavia a ripartire”. Una convinzione che deriva, come ha spiegato lei stessa, dall’analisi approfondita degli atti dell’inchiesta.

La criminologa ha poi ribadito di non aver mai modificato la propria valutazione sul delitto che costò la vita a Chiara Poggi. “Ho studiato a fondo gli atti e continuo a ritenere che l’assassino sia stato già individuato”. Una dichiarazione destinata a riaccendere il dibattito sul delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni e ancora oggi al centro dell’interesse mediatico.
Infine Bruzzone ha spiegato quale sia l’atteggiamento che l’ha accompagnata durante tutta la sua carriera professionale. “Mai, fa parte della mia personalità. Se imbocco una strada ho le mie buone ragioni e non torno mai sui miei passi”. Alla domanda su quale sia il suo punto di forza, ha risposto senza esitazioni: “Me ne frego di quello che la gente pensa di me. Non credo di avere fragilità, sono molto determinata e sicura di me stessa. Pochissime persone potrebbero farmi del male emotivo e per riuscirci dovrebbero conoscermi più di quanto mi conosca io e avere la mia stima. Quindi vivo serena. Difficile scalfirmi. Non voglio ottenere consensi mediatici”. Parole che confermano l’immagine di una professionista determinata, pronta a difendere le proprie convinzioni anche quando queste alimentano un acceso confronto pubblico.


