Al Salone internazionale del libro di Torino 2026, tra incontri affollati e dibattiti che hanno animato l’intera manifestazione, uno dei momenti più commentati è stato senza dubbio quello che ha visto protagonisti il critico televisivo Aldo Grasso e lo showman Fiorello. Un confronto vivace, a tratti ironico, ma anche carico di riflessioni profonde sullo stato attuale della televisione italiana, tra nostalgia per il passato e preoccupazione per il presente.
Nel corso dell’incontro, Fiorello ha toccato diversi temi, ma a catturare maggiormente l’attenzione è stato il passaggio dedicato all’amico Amadeus. Il conduttore, per anni volto simbolo di Rai1 e protagonista di stagioni televisive di grande successo, ha scelto di lasciare la rete ammiraglia per intraprendere una nuova avventura sul Nove. Una scelta coraggiosa, ma che secondo Fiorello non starebbe dando i risultati sperati.
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Fiorello: “Non se la passa bene…”
“Amadeus non se la passa bene. Sarebbe il caso che tornasse a casa”, ha confidato senza giri di parole, lasciando intendere un certo rammarico per una parabola che, almeno per ora, sembra aver perso lo slancio iniziale. Ma l’intervento dello showman non si è limitato al presente. Fiorello ha infatti ripercorso con leggerezza e ironia anche il suo rapporto con la televisione negli anni dell’infanzia. Un racconto che ha strappato più di un sorriso al pubblico, quando ha ricordato come lui e il fratello Beppe usassero proprio quest’ultimo come “telecomando umano”, in un’epoca in cui i canali disponibili erano appena due, Rai1 e Rai2. Un’immagine semplice ma efficace, che restituisce il senso di una televisione molto diversa da quella odierna.

Proprio questo confronto tra passato e presente ha aperto la strada a una riflessione più ampia. Secondo Fiorello, la televisione di oggi ha perso alcuni elementi fondamentali, primo tra tutti la cosiddetta seconda serata. “Manca la seconda serata”, ha sottolineato, evidenziando come proprio quella fascia oraria abbia rappresentato in passato un laboratorio creativo capace di lanciare talenti e sperimentazioni. Senza di essa, ha aggiunto, probabilmente non sarebbero mai emersi personaggi come Renzo Arbore o Pietro Chiambretti, simboli di una tv capace di osare e innovare.
Non è mancata poi una critica diretta alla Rai, già espressa nelle settimane precedenti, in particolare per alcune scelte legate al Teatro delle Vittorie. Un passaggio che si inserisce in un discorso più ampio sul cambiamento della televisione pubblica, sempre più orientata, secondo lo showman, verso dinamiche che privilegiano la velocità e la frammentazione, spesso influenzate dai contenuti social.

Il momento più netto, però, è arrivato quando Fiorello ha affrontato il tema della cronaca nera. Un argomento che, a suo dire, sta occupando uno spazio eccessivo nei palinsesti televisivi. Il riferimento al delitto di Garlasco è stato esplicito e diretto: “Troppo spazio agli omicidi oggi. Io quando sento parlare di Garlasco cambio canale. Davvero un’esagerazione, oggi i crime viene spalmato su tutti i programmai televisivi”. Parole che fotografano una tendenza sempre più evidente e che aprono una riflessione sul rapporto tra informazione, spettacolarizzazione e responsabilità mediatica.
In definitiva, l’intervento di Fiorello al Salone del libro non è stato soltanto un momento di intrattenimento, ma anche un’occasione per interrogarsi sul futuro della televisione italiana. Tra nostalgie, critiche e confessioni personali, lo showman ha offerto uno sguardo lucido su un mezzo che, pur cambiando forma, continua a essere al centro del dibattito culturale e sociale del Paese.


