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“Affari Tuoi…”. Pier Silvio Berlusconi e i dubbi sul programma dei pacchi: le sue parole

Mediaset ha tolto il velo ai suoi nuovi palinsesti televisivi per la stagione 2025-2026, e lo ha fatto con il solito mix di annunci, conferme, sorprese e qualche frecciata ben piazzata. Durante la conferenza stampa di presentazione, Pier Silvio Berlusconi ha illustrato i programmi previsti per il prossimo anno, ma ha anche approfittato dell’occasione per sollevare una questione che ha fatto discutere, chiamando in causa direttamente la Rai e uno dei suoi cavalli di battaglia dell’access prime time.

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Non è un caso che l’ad di Mediaset abbia messo nel mirino proprio Affari Tuoi, il format condotto da Stefano De Martino — nuovo volto del servizio pubblico — che continua a macinare ascolti record ogni sera su Rai 1. Berlusconi non si è limitato a un’analisi tecnica del programma, ma ha insinuato un dubbio ben più ampio


Pier Silvio Berlusconi, parole dure

Entrando nel merito, Pier Silvio ha affermato senza mezzi termini: “Affari Tuoi ha successo in tutto il mondo, è un gioco dove si vincono premi senza particolari meriti. Quindi mi pongo una domanda. È giusto che la Rai mandi in onda un giochino nella fascia di massimo ascolto con tutto ciò che è vicino al gioco d’azzardo che ci possa essere? Non penso che l’esistenza di Affari Tuoi debba essere messa in discussione, il discorso è sulla Rai servizio pubblico. È giusto? Lo chiedo a voi, non mi piace fare quello che sparla della concorrenza, è una questione puramente editoriale”. Una riflessione retorica, certo, ma anche un messaggio diretto, che sembra colpire tanto la Rai quanto lo stesso Stefano De Martino.

Il riferimento al conduttore napoletano non è stato casuale. Durante la stessa conferenza, Berlusconi ha svelato un retroscena rimasto finora nell’ombra: “Eravamo in una fase di trattativa con Stefano De Martino per affidargli Striscia la Notizia. Le cose poi sono cambiate in fretta. La decisione di Amadeus di andare al Nove ha cambiato i piani, ha fatto il patatrac andando via e gli si è aperta una strada per lui nell’access prime time e le cose sono andate come sono andate. Io se fossi stato Stefano avrei fatto la stessa cosa“.

Insomma, dietro la polemica sul “gioco d’azzardo” si nasconde anche un pizzico di rammarico per non aver trattenuto una delle figure televisive più richieste del momento. E forse quella frase apparentemente innocente – “È giusto per il servizio pubblico?” – suona più come una critica velata alla Rai che come un semplice interrogativo editoriale. In fondo, quando un programma vola ogni sera oltre il 20% di share, la domanda vera è: se avesse fatto solo il 12%, qualcuno avrebbe mai sollevato il problema? Ah, saperlo…


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