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“La diagnosi che ho avuto”. Il volto della tv decide di parlare della sua condizione

Per molto tempo ha continuato a mostrarsi sorridente sui social, presente agli eventi, impegnata nel lavoro e nei viaggi. Dietro quell’immagine, però, si nascondeva una battaglia silenziosa che nessuno sembrava cogliere davvero. Una storia fatta di dubbi, sensi di colpa e della convinzione di essere semplicemente diversa dagli altri, fino a quando un lungo percorso terapeutico ha dato finalmente un nome a quel malessere.

Sempre più personaggi pubblici scelgono di raccontare apertamente le proprie fragilità, contribuendo a rompere il muro del silenzio che ancora circonda la salute mentale. Farlo significa anche offrire conforto a chi vive situazioni simili e non riesce a riconoscere i segnali di un disagio che, spesso, rimane invisibile agli occhi di chi ci circonda.


“Cosa mi hanno diagnosticato”. L’annuncio della ex di Uomini e Donne

A condividere questa esperienza è stata Giulia Latini, influencer ed ex protagonista di Uomini e Donne, che attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social ha ripercorso gli anni trascorsi senza riuscire a comprendere fino in fondo cosa le stesse accadendo. Il suo racconto inizia con una riflessione molto personale: “Per anni ho pensato di essere solo una persona un po’ strana, una persona che non riusciva mai a vivere le cose con la stessa leggerezza degli altri”.

L’ex corteggiatrice ha spiegato come, nonostante una vita apparentemente piena e dinamica, ogni attività quotidiana richiedesse uno sforzo enorme. “Lavoro, esco, viaggio, pubblico contenuti, sorrido agli eventi…pensavo semplicemente di essere diventata pigra o di aver perso forza di volontà – ha spiegato in un lungo sfogo sui social – Questo perché ci sono giorni in cui alzarmi dal letto sembra la cosa più difficile del mondo. Giorni in cui anche lavare i piatti, vestirmi per uscire, rispondere a un messaggio…sembra una montagna da scalare. Eppure, continuo a fare tutto. Ed è proprio questo il punto: da fuori nessuno si è accorto di come sto davvero, dello sforzo che mi richiede a volte fare cose semplici”.

Tra gli episodi che più l’hanno segnata c’è anche una frase pronunciata da una persona che aveva fatto parte della sua vita sentimentale. “Quando un ex ti dice: ‘Tu non sorridi mai’, tu ti fermi, ti interroghi e magari ti senti anche in colpa per questo – ha sottolineato – Perché la verità non è che tu non voglia sorridere, o che tu non sia felice per le cose belle della vita. Io, per esempio, non riuscivo più a provare entusiasmo. Nel mio caso era come se dentro di me ci fosse sempre un peso che non riuscivo a spiegare e offuscava tutto”.

Il punto di svolta è arrivato quando ha deciso di ricominciare un percorso terapeutico con una nuova psicologa, che successivamente le ha consigliato di rivolgersi anche a uno psichiatra. È stato proprio durante quel confronto che ha ricevuto le parole che, racconta, le hanno cambiato il modo di guardare se stessa. “Ho iniziato di nuovo un percorso con un’altra psicologa e, successivamente, con uno psichiatra dietro suo suggerimento – ha spiegato – Ed è stato proprio lui a dirmi una frase che finalmente mi ha consentito di capire tutto. Mi ha detto: ‘Tu affronti ogni giornata, fai tutto, ma è come se uscissi di casa ogni volta con venti chili sulle spalle. E non è giusto che tu debba fare tutta questa fatica’. In quel momento mi sono sentita sollevata, perché per la prima volta qualcuno non mi stava chiedendo di sforzarmi di più. Qualcuno mi stava dicendo che quella fatica era reale”.

Da quella visita è arrivata anche la diagnosi che ha dato finalmente una spiegazione ai suoi sintomi: la distimia, una forma di depressione persistente. “Non l’avevo mai sentita prima – ha spiegato – ma improvvisamente tutto ha avuto più senso. Ho capito che non ero pigra, svogliata, debole o semplicemente strana. Ho capito perché spesso iniziare la giornata mi costava così tanto sforzo, perché potevo sembrare piena di energia fuori mentre dentro facevo una fatica enorme. Durante questo percorso ho capito anche che chiedere aiuto non significa solo andare in terapia. Io oggi sono seguita sia dalla psicologa che dallo psichiatra, e il mio psichiatra ha ritenuto opportuno affiancare al mio percorso anche un piccolo aiuto farmacologico. E voglio dirlo perché sugli psicofarmaci c’è ancora tantissimo stigma. Anch’io avevo paura”.

L’influencer ha poi affrontato un altro tema delicato, quello dei farmaci utilizzati per curare alcuni disturbi dell’umore, invitando a superare i pregiudizi ancora molto diffusi. “Un farmaco non cancella chi sei, non sostituisce il lavoro che devi fare su te stessa. Nel mio caso è stato un piccolo supporto per alleggerire quel peso che da troppo tempo portavo sulle spalle. Perché se una persona si rompe una gamba, nessuno le dice di camminare senza stampelle. E se per anni hai camminato con venti chili sulle spalle, forse non devi dimostrare di essere più forte o avere più muscoli. Forse hai solo bisogno, per un periodo, di togliere un po’ di peso. A volte anche la mente ha bisogno di un sostegno e non c’è niente di male in questo. E per me non è stato un fallimento: è stato un atto di rispetto verso me stessa”.

Nel messaggio conclusivo, Giulia Latini ha spiegato che la conquista più importante non è stata soltanto ricevere una diagnosi, ma comprendere finalmente ciò che stava vivendo e imparare a chiedere aiuto. “La cosa più bella che mi ha dato questo percorso non è stata solo dare un nome a quello che provavo…è stata la possibilità di capire. Non cercare di fare una diagnosi, prova a chiedergli: ‘Come stai davvero?’ Perché a volte le persone che sembrano più energiche sono solo quelle che hanno imparato meglio a nascondere la fatica. E se invece, ascoltando queste parole, ti sei riconosciuto, non significa che tu abbia quello che ho io, ma forse significa che meriti di parlarne con qualcuno. Io l’ho fatto ed è stata una delle decisioni più importanti della mia vita”.

Infine ha ribadito il motivo che l’ha spinta a esporsi pubblicamente: “Non voglio impietosire e non voglio fare la vittima, però prendere consapevolezza di avere un disturbo legato all’umore, prendere in mano la situazione e affrontarla… mi ha alleggerito. E quindi so che non è colpa mia, e che se dei giorni faccio più fatica posso perdonarmi”.


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