L’irresistibile inquietudine evolutiva della vita

Karin Maria Boye (Göteborg, 1900 – 1941) scrittrice e poetessa svedese, mostrò fin dall’adolescenza una notevole inclinazione per la psicologia, l’etica e la religione buddista. A Stoccolma entrò a far parte del gruppo svedese della rivista “Clarté“, un movimento culturale e pacifista di cui la Boyle ne sarà una delle rappresentanti più significative. Nel 1929 sposò lo scrittore Leif Bjiork anche lui militante di Clarté ma nonostante il forte legame fra i due il matrimonio naufragò nel giro di due anni a causa della bisessualità della Boyle. Nel 1932 si trasferì a Berlino dove conobbe Margot Hanel, con la quale ebbe un amore tormentato a causa della forte differenza di età (dodici anni). Conosciuta principalmente come poetessa, scrisse anche diversi saggi e cinque romanzi. Debuttò nel 1922 con la raccolta di poesie Moln (“Nuvole”). La sua opera più nota internazionalmente è Kallocaina, un romanzo distopico basato sulle sue impressioni di viaggio in Germania e URSS, pubblicato nel 1940. Karin Boyle morì suicida il 23 aprile 1941 giorno in cui le truppe tedesche invasero la Grecia per lei simbolo dell’amore e della bellezza. Si uccise su una collina nei dintorni di Goteborg e il suo corpo venne ritrovato alcuni giorni dopo.

 

Certo che fa male
di Karin Boye


Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio –
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.