“Mio fratello è morto così”. Mauro Corona, il dramma nella sua famiglia. E il dolore che non passa

Mauro Corona è ormai ospite fisso di Dritto e Rovescio, il programma di Paolo Del Debbio che va in onda il giovedì sera su Rete4. Dopo l’esperienza in Rai al fianco di Bianca Berlinguer, per lo scrittore si sono aperte le porte di Mediaset e il giornalista lo invita in tutte le puntate per approfondire i temi di attualità. La scorsa settimana ci fu una sorpresa per Corona: infatti la giornalista gli ha inviato un simpatico messaggio.

“Ciao Mauro, mi hai tradito. Sei andato ospite fisso nella trasmissione di Rete 4, però ti perdono perché il tuo tradimento è stato per causa di forza maggiore ed è avvenuto né per la tua volontà né per la mia. Però comunque vai da un giornalista che con noi di Cartabianca è sempre stato gentile e disponibile. Ma come mi dici sempre tu a telefono, tanto prima o poi – ha chiosato la Berlinguer – io e te torneremo insieme. Un abbraccio a tutti e due”.In occasione della puntata di giovedì 20 maggio, Del Debbio lo mette di fronte a una immagine dei suoi genitori, Domenico e Lucia: “Non so dove l’hai pescata ma mi fa venire le lacrime”, commenta commosso lo scrittore. “Perché non abbiamo avuto buoni rapporti. Mio papà, lo vedete, sembra un talebano ma ora che non ci sono più avrei tante cose da dire loro e bere un bicchiere assieme guardandoci negli occhi e abbracciandoci”.

Quindi il conduttore gli chiede cosa vorrebbe dire ai suoi genitori e Corona risponde: “Gli direi abbracciamoci e parliamo di quello che non ci siamo mai detti e smettiamola con questa guerra”. Il passato di Mauro Corona è fatto di violenza e miseria. Ricorda che i suoi genitori lo “chiamavano sempre il peggiore, eravamo tre fratelli. Con il tempo ho capito che avevano ragione”. Poi lo scrittore si incupisce e la sua voce si abbassa: “Papà era violento, feroce. Mia mamma è scappata. Io avevo sei anni, mio fratello, che poi morì in Germania ammazzato in una piscina, 5 anni, e l’altro 4 mesi. Io questo abbandono non l’ho mai perdonato”.


Mauro Corona è un fiume in piena: “Quando poi ne avevo 13 di anni e lavoravo alle malghe, mio fratello se ne andò in Germania per scappare dalla miseria e dalla violenza di un padre feroce e morì in circostanze ancora misteriose. Nel ’68 aveva 17 anni”. Questa, conclude amaro lo scrittore, “è la storia della povera gente che cerca una via d’uscita dalla miseria, dalla violenza, dalle botte e invece trova la morte”.

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