La terza serata del Festival di Sanremo di Carlo Conti scorre con la sicurezza di uno spettacolo che ha trovato il proprio ritmo. All’interno dell’Ariston la tensione della gara si intreccia con una narrazione sempre più contemporanea, meno ancorata ai paragoni con il passato e più concentrata sulla forza dell’evento. Mentre fuori dal teatro l’Italia comincia a respirare le prime temperature miti, dentro la competizione entra nel vivo e si trasforma in un racconto stratificato, capace di tenere insieme generazioni e linguaggi diversi.
Il momento che cristallizza la serata arriva quando Eros Ramazzotti incontra Alicia Keys. I due duettano sulle note di L’Aurora e l’Ariston si chiude in un silenzio denso, partecipe. Lei, superospite internazionale che rivendica con orgoglio le proprie radici siciliane, sceglie di cantare in italiano. Nessun virtuosismo studiato, nessuna sovrastruttura scenica: solo emozione pura. Poi il cambio di registro. Alicia Keys si alza in piedi al pianoforte e attacca Empire State of Mind. Nel ritornello sostituisce “New York” con “Sanremo” e il teatro esplode. Un gesto teatrale semplice, ma potentissimo. In pochi istanti la platea si accende, i social rilanciano e la serata trova l’immagine destinata a restare nella memoria di questa edizione.
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Sanremo 2026, gli ascolti della terza serata: i numeri
I numeri confermano la solidità dell’appuntamento. Sono stati 9 milioni 543mila i telespettatori che hanno seguito la terza serata su Rai1, pari al 60,6% di share in total audience. Un dato che, pur leggermente inferiore rispetto ai 10 milioni 700mila spettatori dello scorso anno, quando lo share si fermò al 59,8%, racconta di una platea ancora fortemente coinvolta. Il confronto con l’edizione precedente resta inevitabile, ma il quadro appare meno lineare di quanto sembri.

Si è trattato della miglior terza serata dal 1990. Infatti, per scovarne uno simile bisogna risalire infatti al festival del 1990 presentato da Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, quando la terza serata conquistò il 64,59% di share, ma Sanremo durava quattro serate.
Anche la gara contribuisce ad accendere l’interesse. Televoto e Giuria delle Radio hanno delineato la top five provvisoria tra i 15 Big esibitisi giovedì 26 febbraio. Senza ordine di piazzamento emergono Arisa, Sayf, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci. Cinque nomi che rappresentano mondi sonori differenti, dalla vocalità classica all’urban, passando per soul e tradizione melodica. Più che una semplice classifica, sembra la fotografia di un panorama musicale plurale che convive sotto lo stesso tetto.

Intanto il bilancio complessivo delle prime due serate offre ulteriori elementi di lettura. L’esordio aveva registrato 9 milioni e 600mila telespettatori, pari al 58% di share, numeri solidi ma inferiori ai record dell’anno precedente, con circa tre milioni di spettatori in meno nella total audience. Il Codacons ha parlato di flop, ma il direttore artistico Carlo Conti ha replicato con pragmatismo: “Pensavo al 55%, quando vedo il 58% sono molto contento. Il Festival è in salute”. Poi ha aggiunto con ironia che, se gli ascolti calano, la colpa è sua, mentre se lo share cresce il merito non gli viene attribuito. La seconda serata ha confermato la tendenza: spettatori in lieve calo, 9 milioni e 53mila, ma share in salita al 59,5%. Un segnale chiaro di una platea più concentrata e fedele, in un contesto televisivo complessivamente più frammentato. E mentre la finale si avvicina, la sensazione è che il Festival abbia ancora diverse carte da giocare.


