Sul palco del Teatro Ariston il pubblico italiano lo ha applaudito accanto a Carlo Conti e Laura Pausini, durante la serata inaugurale del Festival di Sanremo. Ma mentre le luci della kermesse illuminavano il volto della star nata con le serie turche di successo, a Roma un’altra vicenda prendeva forma lontano dai riflettori. Il suo nome, infatti, è approdato negli uffici della procura capitolina insieme a quello dell’ex compagna, la dj e producer Sara Bluma. Can Yaman e lei hanno deciso di presentare una denuncia per diffamazione contro Alessandro Rosica, conosciuto online come “l’investigatore social” e seguito da oltre un milione di follower su Instagram.
Al centro della vicenda ci sono post, storie e commenti pubblicati sui social, contenuti che secondo i querelanti avrebbero superato il limite della libera opinione. In particolare, tra le frasi contestate ce n’è una che pesa più delle altre: per Rosica sarebbe stata la musicista ad aver “spifferato tutto” alla polizia turca quando Yaman è stato fermato e poi rilasciato a Istanbul nell’ambito di un’inchiesta per droga. Un’accusa che, stando agli atti depositati, ha portato alla presentazione di tre querele: la prima firmata da entrambi, le altre due esclusivamente dalla dj.

La relazione tra l’attore turco e la producer è stata breve, pochi mesi appena, conclusi la scorsa estate. Un periodo che, tuttavia, sarebbe stato accompagnato – come si legge nella prima denuncia, redatta con l’assistenza dell’avvocato Claudio Breda – da “attacchi gratuiti” e “notizie assolutamente false”. Secondo quanto riportato negli esposti, la pressione mediatica avrebbe inciso profondamente sulla vita privata e professionale della musicista.
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È la stessa Bluma a raccontare come tutto sarebbe iniziato: “Appena mi sono messa con Can, ha iniziato subito a pubblicare falsità e insulti – racconta Bluma a Repubblica – Io non sapevo neanche chi fosse. Sono fuori dal mondo del gossip e non voglio entrarci. Ma la situazione è grave”. Parole che restituiscono il clima di tensione vissuto negli ultimi mesi. La dj parla di una “tempesta mediatica” che il 10 gennaio “ha raggiunto livelli di follia inimmaginabili”. In quelle ore, dopo la notizia del fermo e del successivo rilascio dell’attore nell’ambito di un’inchiesta sugli stupefacenti che avrebbe coinvolto diversi volti noti di Istanbul, Rosica avrebbe scritto su Instagram: “Sarebbe stato tradito dalla sua ex che avrebbe fatto la soffiata alle autorità”.
È proprio quest’ultima affermazione a rappresentare, secondo la querela, il punto di non ritorno. Bluma respinge con forza ogni addebito: “Secondo lui avrei allertato il governo turco dall’Italia per far arrestare Can. Ma ci rendiamo conto? È folle solo pensarlo. Ma la cosa peggiore è che le persone ci credono”. Da lì, racconta, sarebbe partita una vera e propria shitstorm fatta di insulti e minacce. “Mi dava della drogata, della mala madre, della sbandata. Diceva che avevo abbandonato mio figlio per andare con Can. Psicologicamente è stato devastante. E non nascondo che mi ha creato anche parecchi disagi lavorativi. Io sono una dj e l’immagine per me è fondamentale”, continua Bluma.

Le ripercussioni, sempre secondo quanto riportato negli atti, non si sarebbero fermate alla sfera personale. Le accuse avrebbero finito per coinvolgere anche il figlio di sei anni che la dj ha avuto da una precedente relazione: “Lui è piccolo e fortunatamente ancora non capisce queste cose. Ma le persone a scuola parlano. E sentire storie inventate sulla madre non gli fa bene. Ha solo sei anni e potrebbe essere seriamente segnato da queste accuse”. Un passaggio che rende ancora più delicata la vicenda e che spiega la scelta di procedere per vie legali.
La prima querela è stata depositata il 23 agosto scorso con la firma congiunta di Can Yaman e Sara Bluma. Successivamente la producer ha presentato altre due denunce, l’ultima datata 13 gennaio. Adesso spetterà alla procura di Roma valutare il contenuto dei post e stabilire se vi siano gli estremi per procedere. Intanto, mentre il pubblico continua ad applaudirlo in tv, per l’attore turco si apre un capitolo ben diverso, lontano dalle luci del palco e molto più vicino alle aule di giustizia.


