A Sanremo basta una parola per accendere una miccia. Un titolo, una frase, un riferimento apparentemente “innocente” e all’improvviso la musica smette di essere solo musica. Nelle ultime ore, intorno a Ditonellapiaga si è alzato un brusio diverso dal solito: non riguarda la performance, né la classifica. Riguarda qualcosa di molto più delicato.
Perché quando un nome storico finisce dentro una canzone, la reazione può essere imprevedibile. E questa volta la tensione è salita di colpo: da una parte l’artista e la libertà di scrivere, dall’altra un’istituzione popolarissima che rivendica tutela, immagine e rispetto. E adesso si parla apertamente di avvocati.

Il nome “di troppo” che fa infuriare un’istituzione
Il punto è l’uso della denominazione Miss Italia. Secondo quanto contestato dal concorso, Ditonellapiaga avrebbe utilizzato quel nome come titolo di un brano e anche dell’album che lo contiene. Un dettaglio che, per gli organizzatori, non sarebbe affatto neutro.
La direzione del concorso sostiene infatti che inserire “Miss Italia” in quel contesto possa risultare inappropriato e soprattutto potenzialmente dannoso per l’immagine della manifestazione e delle ragazze che, ogni anno, scelgono di parteciparvi.

Non è solo una questione di marchio, però. Il concorso punta il dito anche contro alcuni passaggi del testo, che a loro dire conterrebbero espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle concorrenti.
In altre parole, la preoccupazione è che il brano finisca per gettare un’ombra su chi ha partecipato e su chi ha vinto in passato, intaccando una reputazione costruita negli anni e alimentando letture che il concorso non intende accettare.
Dal palco alle carte: entrano in scena gli avvocati
La direzione di Miss Italia parla anche di diritti esclusivi legati alla denominazione e ribadisce quanto, per un brand così riconoscibile, la protezione del nome sia fondamentale per tutelare integrità e credibilità.
Per questo è stato conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca, indicati come esperti di diritto d’autore e proprietà intellettuale, con il compito di valutare quali azioni intraprendere.

L’obiettivo dichiarato, spiegano, sarebbe inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione “Miss Italia” da parte della cantante o di terzi. Un modo per evitare che, dal loro punto di vista, il potenziale danno d’immagine continui a crescere.
In parallelo, Miss Italia intende chiedere anche il risarcimento dei danni già subiti e di quelli eventualmente futuri, a tutela dei propri diritti e dell’immagine delle partecipanti.
Il caso, inevitabilmente, è destinato a far discutere: perché tocca un confine sempre scivoloso, quello tra libertà artistica e tutela di un marchio storico, ma anche della reputazione personale delle persone chiamate in causa.
E mentre Sanremo continua a macinare canzoni, commenti e polemiche, questa vicenda rischia di spostare l’attenzione su un’altra arena: quella delle aule legali, dove ogni parola pesa molto più di un ritornello.


