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Il ginocchio si torce, poi il sangue: Sinner a terra. Com’è andata la prima a Wimbledon

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sinner cade sangue prima wimbledon

Ci sono partite che non partono “male”: partono proprio storte. E a Wimbledon basta un attimo perché l’erba tradisca, il corpo mandi segnali strani e la testa debba scegliere se andare in panico o restare lì, punto dopo punto. Nel debutto, Jannik Sinner si è trovato dentro una di quelle giornate che ti fanno trattenere il fiato.

All’inizio non c’era nulla di comodo, nulla di automatico. L’avversario dall’altra parte non concedeva ritmo né regali, e ogni scambio sembrava chiedere un prezzo più alto del previsto. Il Centrale osservava in silenzio: perché quando il numero uno fatica, la sensazione è che possa succedere di tutto.

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Un avvio che mette ansia: l’erba e quel dettaglio che non ti aspetti

Miomir Kecmanovic entra subito in partita con una solidità che taglia il fiato. Sinner, invece, inciampa nei propri errori, soprattutto nel primo set: troppi gratuiti, troppe accelerazioni non pulite, la palla che scappa via quando dovrebbe restare in campo. Il serbo ne approfitta e la partita prende una piega scomoda.

E poi, come se il tennis non bastasse, arrivano anche i momenti che fanno gelare il sangue: Sinner cade sull’anca sinistra e, poco dopo, si ritrova anche con un piede sanguinante. Sono quei secondi in cui il pubblico si irrigidisce e tu, da casa, ti chiedi solo una cosa: “Sta bene?”. Lui resta lì. Non fa scenate, non cerca alibi. Stringe i denti e continua a giocare, come se l’unico modo per non sentire fosse correre dietro alla prossima palla.

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Nel terzo set la partita potrebbe girare, più volte. Sinner costruisce, arriva a cinque palle break, ma non riesce a trasformarle. E nel tennis, quando non chiudi, spesso paghi. Il set finisce al tie-break e lo vince Kecmanovic: due set a uno per lui, e la sensazione che il match stia scivolando davvero via. È lì che la tensione cambia faccia. Perché rimontare a Wimbledon è un conto, farlo con addosso la pressione da campione in carica e numero uno del mondo è un altro. E ogni game comincia a pesare il doppio.

La svolta: Sinner alza il livello e non lascia più scampo

Quando la situazione diventa davvero pericolosa, Sinner fa ciò che fanno i grandi: cambia marcia. Il servizio cresce, soprattutto la seconda, e con quella sicurezza ritrova anche il resto. Il quarto set diventa un monologo: aggressivo, più lucido, più cattivo sportivamente. E la partita torna in equilibrio.

Ma l’ultimo set non è solo tennis. È anche testa, memoria, paura. Sinner arrivava da una striscia che faceva rumore: cinque sconfitte di fila nei match chiusi al quinto. Un dettaglio che, in certi momenti, ti sussurra all’orecchio proprio quando vorresti non sentirlo.

Sinner reagisce durante il quinto set a Wimbledon

E invece no. Questa volta quel tabù cade. Sinner tiene i nervi, spinge quando serve e si aggrappa al colpo che lo salva nei giorni difficili: il servizio. Alla fine saranno 31 ace, una valanga di punti “gratis” che diventano ossigeno puro quando le gambe bruciano e la mano trema.

La rimonta si chiude dopo cinque set: 4-6, 6-3, 6-7(6), 6-2, 6-3. Sinner va al secondo turno, ma soprattutto si porta dietro un messaggio: anche nelle giornate storte, anche con la paura addosso, anche con qualche segnale dal fisico, lui sa restare lì. Con questo successo arriva anche un traguardo simbolico: 94 vittorie negli Slam, come Nicola Pietrangeli. E ora c’è un altro nome sul cammino: Nuno Borges. Wimbledon continua, e dopo una partita così, il torneo sembra già molto più personale.


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