La notizia che nessuno avrebbe mai voluto scrivere è arrivata come un colpo improvviso, capace di fermare il tempo e lasciare senza parole milioni di appassionati. Alex Zanardi non c’è più. Se ne va una figura che ha saputo incarnare molto più di un atleta: un simbolo, un esempio, un uomo capace di trasformare il dolore in forza e la fragilità in straordinaria energia. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre, ma il suo nome resterà inciso ben oltre ogni calendario. A dare la notizia la famiglia e Obiettivo 3, l’associazione benefica degli atleti paralimpici.
Per anni, dopo quel maledetto incidente del 2020, le sue condizioni erano rimaste avvolte nel riserbo. Un silenzio rispettoso, quasi sacro, custodito dalla famiglia e da chi gli è sempre stato accanto. Era l’ultimo capitolo di una vita già segnata da prove durissime, affrontate sempre con quella leggerezza che lo rendeva unico. Come quando, scherzando sulla sua condizione, diceva: “Ragazzi, ho il piede pesante”.

Morto Alex Zanardi
Nato a Bologna, Zanardi aveva scoperto prestissimo il richiamo della velocità. Dai kart di Castel Maggiore fino alle categorie più prestigiose, il suo talento lo aveva portato prima in Formula 3000 e poi in Formula 1. Il debutto nel 1991 con Eddie Jordan, quindi Minardi e Lotus: anni complicati, fatti di sacrifici e di lotte in un mondo in cui il talento, da solo, spesso non basta. Ma la sua determinazione lo spingeva sempre oltre ogni ostacolo.
Il vero salto arriva però oltreoceano, dove Zanardi si trasforma in leggenda. Negli Stati Uniti diventa “The Italian Legend”, dominando la Cart con vittorie spettacolari e sorpassi rimasti nella storia, come quello iconico a Laguna Seca. Il successo, la popolarità, una carriera finalmente al vertice. Poi, nel 2001, il dramma: il terribile incidente in Germania, a Lausitzring, quando viene colpito a oltre 300 km/h. Un impatto devastante, che gli costa entrambe le gambe e rischia di portargli via la vita.
Ed è proprio qui che la sua storia cambia direzione, trasformandosi in qualcosa di ancora più grande. Dopo numerose operazioni e una riabilitazione durissima, Zanardi torna a vivere e, incredibilmente, anche a correre. Con ironia disarmante, davanti a chi lo incontrava dopo l’incidente, riusciva ancora a sorridere: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto”. Non era solo una battuta, ma il manifesto della sua filosofia di vita.

La sua seconda vita sportiva lo porta verso nuove sfide. L’handbike diventa il suo terreno di conquista e alle Paralimpiadi di Londra 2012 conquista due ori e un argento, replicando quattro anni dopo a Rio con altri successi straordinari. Non solo medaglie: Zanardi diventa un punto di riferimento globale, spingendo tantissime persone con disabilità a credere nello sport e nelle proprie possibilità.
Accanto alle imprese sportive, cresce anche il suo impegno umano. Le sue ricerche sui materiali per protesi e carrozzine, le iniziative benefiche, le maratone organizzate per sostenere chi vive condizioni difficili: ogni gesto contribuiva a migliorare la vita degli altri. Non era solo un campione, ma un costruttore di speranza.


Poi, ancora una volta, il destino si accanisce. Il 19 giugno 2020, sulle strade toscane, il nuovo incidente in handbike contro un camion. Traumi gravissimi, un lungo coma, interventi delicati. Zanardi resiste, ancora una volta, ma da quel momento la sua vita si sposta lontano dai riflettori, protetta dal silenzio e dall’amore dei suoi cari.
Oggi quel silenzio si rompe con una notizia che lascia un vuoto enorme. Se ne va un uomo che ha insegnato a milioni di persone cosa significhi davvero non arrendersi. Non solo per ciò che ha vinto, ma per come ha vissuto. Il suo sorriso, la sua ironia, la sua forza resteranno per sempre. Perché Alex Zanardi non è stato solo un campione: è stato, e continuerà a essere, un esempio eterno.


