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“Valerio Scanu? È una donna. Gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga”. Le parole choc dell’artista, anche lui cantante famoso, che hanno mandato su tutte le furie il vincitore di Sanremo 2010

 

La canzone “A me di te” del rapper Fabri Fibra offende la reputazione del cantante Valerio Scanu. A riportare la notizia è il quotidiano La Repubblica, che cita una sentenza del Tribunale di Milano che – essendo trascorsi i termini per eventuali impugnazioni – può considerarsi definitiva. L’artista marchigiano, oltre a essere stato condannato a pagare una multa, ha dovuto versare a Scanu una provvisionale (cioè un anticipo di risarcimento) di circa 20mila euro.

Di fatto, la sentenza ha accolto l’impostazione del pubblico ministero Silvia Perrucci, della procura di Milano, secondo cui il cantante “quale autore del brano ‘A me di te’ inserito nel suo cd dal titolo Guerra e pace offendeva Scanu”.

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Ma dove sarebbe, di preciso, l’offesa? In una strofa incriminata del brano, precisamente quella in cui Fabri Fibra parla del vincitore del Festival di Sanremo 2010 definendolo “una donna” e aggiungendo poi “gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga”. Un passaggio che ha mandato su tutte le furie Scanu.

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“Nel testo – sostiene il pubblico ministero – sono numerose le allusioni sessuali esplicite (molto più di quelle fin qui riportate) riferite al cantante sardo”. Per questo Fibra è stato accusato del reato di diffamazione. E il magistrato gli ha dato ragione, sostenendo che il rapper avrebbe “fatto riferimento con scherno agli orientamenti sessuali di Scanu”.

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L’avvocato Antonella Rizzi, legale di Fabrizio Tarducci (questo il vero nome di Fabri Fibra), nel corso del processo ha sostenuto che un linguaggio esplicito e il ricorso a immagini forti sono elementi essenziali del rap. I colleghi Paola Castiglione e Ugo Cerruti, che rappresentano Scanu, hanno invece commentano: “Le espressioni utilizzate dal cantante Fabri Fibra sono diffamatorie in maniera oggettiva, come ha stabilito il giudice. Ed è la prima sentenza in Italia che vede la condanna per diffamazione di un cantante di musica rap. La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte”.

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