“Sarà un evento epocale”, lo presentano così, e hanno ragione: vedere per credere. I fan de “Il Trono di Spade” non stanno già nella pelle. Ecco cosa succederà a breve. Siete pronti?

 

L’anno che verrà Ramin Djawadi trasporterà l’epica, favolistica soundtrack di ‘Game of Thrones’, da lui composta, nella realtà di 28 mega-arene degli Stati Uniti, con due puntate anche in Canada a Montreal e Toronto. I Sette Regni per la prima volta dal vivo. Con una faraonica orchestra (più coro) da ottanta elementi: alcuni saranno fissi, mentre i più verranno assunti di volta in volta nelle varie città toccate dal tour. ‘Game of Thrones Live Concert Experience’ è il nome di quest’operazione monstre a sorpresa, unica nel suo genere.

“Music is coming”, è lo slogan che l’accompagna. La sconfinata comunità globale di fan del Gioco del Trono, in attesa della settima stagione, è in subbuglio. Una nuova medaglia da appuntare sul petto torbido della serie tv più premiata degli ultimi anni, in programmazione dal 2011.


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Un’esperienza musicale vera e propria, una full-immersion nei suoi temi sonori più noti, non artificiosa, ma profondamente legata al codice di ricerca del fantasy televisivo per eccellenza di questi anni. Ramin Djawadi aveva già fatto le prove generali due anni fa, durante la première della quarta annata dirigendo i membri della New York Philarmonic Orchestra. Ma stavolta sarà qualcosa di completamente diverso. Si profila uno spettacolo potente e drammatico. Tutti i palchi saranno “aperti” e a 360 gradi. Gli spettatori verranno catapultati sonoramente e visivamente negli highlights emotivi della serie, sessanta episodi dopo. Un diluvio di led telescopici, schermi giganti e animazioni 3D. 28 i live previsti. La prima tappa sarà a Kansas City il 15 febbraio; l’ultima, il 2 aprile a Portland. Con incursioni nientemeno che al Madison Square Garden di New York (il prossimo 7 marzo). I biglietti sono già acquistabili, facile divinare un sold-out. “Negli ultimi sei anni sono stato incredibilmente ispirato nel comporre le musiche di Game of Thrones. Adesso, unendo la musica con lo stato dell’arte della tecnologia, porteremo l’adattamento delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin alla mercé fisica dei suoi amanti, per una serie di concerti che si annunciano epocali. In particolare vi stupirà la resa dal vivo di Light of the Seven, una grande sorpresa per gli spettatori. Oltre all’orchestra e al coro avremo un pianoforte, e quel brano da suonare. Sarà grandioso”, ha detto Ramin Djawadi, compositore tedesco di origine per metà iraniana.

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“Per tanti anni, Ramin ha elevato la nostra mente con la forza del suo pentagramma, la sua sottigliezza e la sua inventiva senza fine. Siamo eccitati più di chiunque altro: queste performance segneranno una svolta nella storia della musica live” hanno commentato i creatori e produttori esecutivi della pietra preziosa Hbo, David Benioff e D.B. Weiss. La colonna sonora di Game of Thrones, tutta strumentale, è celebre per il suo tema centrale e per il suo uso non convenzionale di canzoni medievaleggianti reinterpretate da band indie-rock e pop. Anche questo ha contribuito ad alimentarne l’hype inaudito. Djawadi (al lavoro anche per il grande schermo, solo quest’anno ha musicato Robinson Crusoe, Warcraft – L’inizio e The Great Wall) è riuscito nell’impresa di catturare in pieno, in suono, lo spirito della serie, quel viaggio picaresco attraverso un tourbillon di personaggi complessi e mai banali. Dai Signori della Luce alle Sacerdotesse Rosse, dai Guardiani della Notte all’Alto Passero, passando per gli Uomini senza Volto, i Bruti e gli Estranei e le dinastie l’un contro l’altra armata, su tutti Eddard Stark dell’omonimo Casato, e poi Casa Baratheon, Casa Lannister imparentata con i Baratheon, Casa Targaryen.

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Per non parlare della girandola di luoghi: Approdo del Re e la Barriera, la cortina di ghiaccio che divide il mondo degli uomini dalle terre dell’Eterno Inverno; Astapor e l’Altopiano, la Valle di Arryn e la Roccia del Drago; le Città Libere al di là del Mare e le Terre dei Fiumi; i Castelli Neri. Quel senso persistente e scintillante di cospirazione e di pugnalate alle spalle, di lotte e di intrighi per la conquista del trono, di imprevedibilità della trama, di avventura e violenza, di tragedia shakespeariana in salsa magica. E per conferire un tocco viepiù oscuro al sound, Djawadi ha fatto del violoncello lo strumento-guida. Il leitmotiv fondamentale pulsa in tutte e sei le stagioni della serie americana. Talvolta è suonato in frammenti, o in combinazione con altri pezzi di musica. Alcuni personaggi godono anch’essi di un commento musicale ad hoc. La soundtrack ha generato inevitabilmente innumerevoli tributi, cover e parodie. I Simpsons; South Park; versioni in 8 bit e in chiave ska. Il primo a provare ad aggiungervi (con effetto comico) delle liriche è stato “Weird Al” Yankovic nel corso della 66esima edizione degli Emmy Awards.

 

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Pubblicato il alle ore 19:07 Ultima modifica il alle ore 11:29