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Il terribile racconto della moglie di Raf: “Sono viva per miracolo, mi hanno bucato un polmone…”

 

Una terribile vicenda quella raccontata da Gabriella Labate, primadonna del Bagaglino nonché moglie di Raf, ai microfoni di Barbara d’Urso. La donna era insieme al marito a New York e stava attraversando la strada quando qualcuno le ha fatto uno sgambetto e lei è caduta contro un palo di ferro (trauma cranico e distacco della retina). Ha riportato diverse conseguenze fisiche e poi è tornata in Italia per operarsi e proprio qui inizia il misfatto: “Mi inizia un dolore molto forte alla spalla sinistra. Ero seguita da un ortopedico che mi ha fatto fare delle terapie senza successo -racconta la Labate – mi dice che mi devo operare subito. Ho una rabbia fortissima… Ricordo che mi hanno portata nella sala pre operatoria. Ti devono fare un’anestesia locale alla spalle e ho chiesto di non voler dormire se non necessario. L’anestesista era un po’ disturbata dalla mia scelta. ‘Ma tu sei ansiosa… soffri di attacchi di panico?’. Io non ho mai sofferto di ansie. Ho preferito quella locale. L’anestesista prende un ago e con la sondina mandava impulsi elettrici al nervo che si doveva addormentare. Lei entra con questo ago, io sento una scossa fortissima al centro del petto. Lo dico subito. E lei mi trattava in maniera arrogante e poco gradevole. Sei lì e ti devi affidare. Tira fuori l’ago, lo rimette dentro e sento una seconda scossa fortissima al centro del petto. Glielo ridico “Senti devi stare calma o ci disturbi”. Cominciava ad essere sempre più maleducata. Lei trova il nervo. Initta l’anestesia e se ne va. Dopo tre minuti inizio a sentire come una pressa che mi schiacciava il petto e comincio a preoccuparmi e chiedere aiuto. Chiamavo il nome della dottoressa e non mi rispondeva. Sentivo che armeggiavano dietro di me insieme a una sua assistente.”

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“A quel punto ho iniziato ad urlare, a chiedere disperatamente aiuto perché respiravo male. Quando inizio ad urlare anche il nome del chirurgo non mi filava nessuno. E sento l’anestesista ‘Sedala altrimenti questa rompe i c0glioni per tutto l’intervento’. Io avevo firmato il consenso ma c’era stato un accordo verbale perché io chiedessi la totale. Mi hanno portato nella sala operatoria in una sensazione pazzesca. E mi avevano sedata. Mi sono sentita perdere i sensi nel momento peggiore. Un incubo. Gridavo Aiuto ma non si giravano a guardarmi. Le ultime parole che ho sentito prima di dormire sono state di un infermiere che diceva ‘Non è che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato?’ ‘Questa la devi lasciar perdere, se urla e si lamenta così tanto è perché ha più fiato di me e di te, tienila sedata perché sta rompendo le palle a tutto il reparto’. Mi hanno operata, mi sono risvegliata e continuavo a stare male per un’operazione alla spalla. Lei con l’ago era entrato dentro al polmone”. Gabriella ha chiesto di essere visitata ma, in base a quanto raccontato, non è mai stata accontentata. “Trovo veramente offensivo anche per chi soffre veramente di attacchi di panico perché so quanto è grave ed è devastante. Io gridavo aiuto perché mi aveva bucato un polmone, io non avevo più un polmone. Sono arrabbiatissima Barbara. Ho visto su Facebook una ragazza che si chiama Valentina e che è morta per un caso simile al mio” La Labate è stata mandata a casa e quando dopo qualche giorno si è vista allo specchio Ho pensato: sto morendo. Fortunatamente ha sentito un dottore di fiducia e si è fatta portare in clinica. E si sono resi conto che non aveva più un polmone. E alla dottoressa e anestesista ha lanciato questo messaggio: “Si metta una mano sulla coscienza perché si ricorda dove l’ha persa. Chiedere perdono fa bene anche a se stessi”

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