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“Purtroppo è lui”. 16enne scompare dopo una cena con gli amici: il tragico ritrovamento dopo oltre 30 ore

Primi piani delle ricerche per il 16enne scomparso a Novara, con mezzi di soccorso nella zona del Canale Cavour


Una serata tra amici, le risate a tavola, i messaggi sul telefono, i programmi per le vacanze di Natale. Poi il buio. Ore di silenzio, di telefonate senza risposta, di appelli sui social condivisi da tutta la città. Fino a quel momento in cui la speranza, piano piano, ha cominciato a trasformarsi in paura.

A Novara tutti conoscevano il nome di Dario Cipullo, 16 anni, studente, sportivo, «un ragazzo solare» come lo descrivevano in queste ore amici e insegnanti. La sua scomparsa, dopo una cena con la squadra di rugby, aveva tenuto con il fiato sospeso un’intera comunità. E quando è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire, il dolore è esploso.

Dopo ore di perlustrazioni, controlli, segnalazioni e speranze appese a un filo, la svolta è arrivata poco dopo mezzogiorno. I soccorritori hanno individuato il corpo di un ragazzo nelle acque del Canale Cavour, nella frazione di Agognate, a pochi chilometri dal centro di Novara e non lontano dal casello di Novara Ovest dell’autostrada A4. Poco dopo, la conferma che spezza il cuore: «Purtroppo è lui».

Per tutta la mattina, squadre di ricerca avevano battuto quella zona palmo a palmo, aiutati anche da un cane molecolare. Una corsa contro il tempo, iniziata quando si era capito che Dario non era semplicemente in ritardo o fuori con gli amici, ma che qualcosa non andava davvero.

Le ultime ore di Dario prima di sparire nel nulla iniziano come una qualsiasi serata di un sedicenne alla vigilia delle feste. Studente del secondo anno dell’istituto Fauser, era uscito per una cena in compagnia di alcuni amici della squadra di rugby, in un alloggio di corso Garibaldi. Tra chiacchiere, musica e brindisi, nulla lasciava presagire il dramma che sarebbe seguito.

Secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, verso l’una di notte tra venerdì e sabato il ragazzo sarebbe stato riaccompagnato in auto verso casa. Probabilmente aveva bevuto più del solito, come spesso accade nelle serate di festa. A un centinaio di metri dall’abitazione, Dario scende dall’auto. Da lì dovrebbe mancare solo un breve tratto a piedi. Ma qualcosa, in quei minuti, cambia per sempre il corso della storia.

Da quel momento in poi, di lui si perdono le tracce. L’ultimo avvistamento certo risale sempre all’una di notte, nei pressi del supermercato Conad di strada Biandrate. Una zona già distante dalla sua casa e ancora più lontana dal punto in cui, ore dopo, verrà rinvenuto nel canale. Un tragitto che non torna e che ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire metro per metro.

A far scattare davvero l’allarme sono i genitori, quando capiscono che quella non è una normale nottata fuori. Dario non risponde ai messaggi, non legge le chat, non rientra. Ma c’è un dettaglio che agghiaccia la madre, Lorena: il telefono del figlio risulta spento. «Non lo fa mai», racconta lei stessa, affidando ai social un appello accorato nella speranza che qualcuno l’abbia visto, che arrivi una segnalazione, una traccia, qualsiasi cosa.

Nel giro di poche ore, il volto di Dario fa il giro di Novara e non solo. Le sue foto vengono condivise centinaia di volte, i gruppi Facebook della zona si riempiono di messaggi, domande, ipotesi. Qualcuno giura di averlo visto, altri mandano indicazioni su possibili spostamenti. Ogni segnalazione viene vagliata con attenzione, perché la famiglia e gli amici non vogliono arrendersi all’idea che possa essere accaduto il peggio.

Alle ricerche partecipano carabinieri, polizia, volontari del Corpo Aib di Bellinzago Novarese e agenti della polizia locale di Trecate. Chilometri e chilometri percorsi in poche ore, campi, strade di campagna, argini dei canali, zone industriali. Chi può dà una mano, chi non può resta a casa con il telefono in mano, in attesa di una notizia positiva da condividere e commentare.

Quando arriva la notizia del ritrovamento nel Canale Cavour, la speranza continua ancora per qualche istante ad aggrapparsi a una possibilità: che non si tratti di lui, che ci sia stato un errore, che Dario possa ancora essere altrove, magari ferito, ma vivo. Ma la conferma dell’identità del corpo ritrovato non lascia scampo a nessuna illusione.

La comunità novarese, che per ore si era stretta in un abbraccio virtuale attorno alla famiglia, si ritrova improvvisamente a fare i conti con un lutto collettivo. Un ragazzo di sedici anni, con lo zaino ancora pronto per la scuola e la passione per il rugby, non c’è più. E a spezzare ancora di più il cuore è quella manciata di metri che lo separavano da casa, da una notte normale, da un rientro come tanti.

Ora le forze dell’ordine stanno lavorando per ricostruire con esattezza le ultime ore di vita di Dario e capire cosa sia davvero accaduto tra quel saluto in auto e il ritrovamento nel canale, a chilometri di distanza. Le cause della morte dovranno essere chiarite, così come la dinamica del suo allontanamento.

Nel frattempo, Novara resta in silenzio. Davanti all’istituto Fauser e ai luoghi frequentati dal ragazzo iniziano a comparire biglietti, fiori, sciarpe della squadra, messaggi degli amici. «Non ti dimenticheremo mai», scrivono in tanti. Perché dietro a una cronaca che fa il giro dei social, c’è prima di tutto una famiglia distrutta e una città che oggi si sente un po’ più vuota.


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