In Italia, con l’arrivo dell’autunno, molti si domandano quando diventa obbligatorio accendere il riscaldamento negli appartamenti. Non si tratta soltanto di comfort termico, ma anche di regole precise stabilite dalla legge e di aspetti legati alla salute e alla sicurezza degli edifici. La normativa nazionale, disciplinata dal DPR 412/1993, definisce infatti periodi e limiti per l’accensione degli impianti a seconda della zona climatica di appartenenza.
Gli esperti sottolineano che le abitazioni non dovrebbero mai scendere sotto i 16 gradi interni. Una temperatura più bassa, soprattutto negli stabili più vecchi e poco isolati, favorisce la formazione di muffa e umidità. Per ogni ambiente della casa esistono inoltre soglie consigliate: 20 gradi per il soggiorno, 17 per le camere da letto, 18 per la cucina e fino a 21–22 per il bagno.

Il momento in cui si avverte la necessità di avviare il riscaldamento dipende anche dalle caratteristiche dell’edificio. Nei condomini datati e privi di isolamento il bisogno può nascere già con 15–17 gradi esterni. Negli immobili più moderni la soglia si abbassa intorno ai 12–15 gradi, mentre nelle abitazioni ad alta efficienza energetica si può resistere anche con 9–11 gradi esterni senza disagi.
Per la stagione 2025/2026 la legge prevede che, nelle zone climatiche più diffuse del Paese, gli impianti possano essere accesi a partire dal 15 ottobre fino al 15 aprile (zona E). In altre aree il calendario varia: dal 1° novembre al 15 aprile in zona D, dal 15 novembre al 31 marzo in zona C, mentre nelle zone A e B i periodi sono più ridotti. Nella zona F, dove il clima è particolarmente rigido, non esistono limiti di legge. Durante questi periodi i proprietari sono tenuti a garantire temperature adeguate negli appartamenti, con valori che si aggirano attorno ai 20 gradi di giorno e non meno di 18 durante la notte.

Oltre al calore, però, conta anche l’umidità dell’aria. Se supera il 60% aumenta il rischio di muffe, se scende sotto il 40% cresce invece la possibilità di raffreddori e infezioni respiratorie. La soglia ottimale si colloca intorno al 50%, facilmente controllabile con un igrometro, strumento economico reperibile ovunque.
Gli specialisti ricordano infine che la miglior difesa contro muffa e aria stagnante resta il ricambio regolare. Aprire completamente le finestre per pochi minuti più volte al giorno è sufficiente a garantire una ventilazione corretta: quanto più fredda è l’aria esterna, tanto più breve deve essere l’apertura, ma va ripetuta con maggiore frequenza.


