Gianluigi Buffon si è ritirato dal calcio giocato, dopo una lunga carriera ricca di trofei con la Juventus, il Parma e la Nazionale italiana. L’ex portiere, però, è rimasto vicino alla maglia azzurra: oggi ricopre il ruolo di capo delegazione, una posizione in giacca e cravatta ma sempre da protagonista. In questa veste sta dando il suo contributo affinché la Nazionale riesca finalmente a qualificarsi ai Mondiali, la massima competizione dalla quale l’Italia manca ormai da troppo tempo.
Buffon rappresenta un modello per molti giovani ed è spesso invitato a eventi e convegni per parlare di sport e dei suoi valori. L’ultimo appuntamento al quale ha partecipato è stato Atreju, la convention organizzata dal movimento giovanile di Fratelli d’Italia a Roma. Prima di salire sul palco, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affrontato diversi temi, a partire dal sogno Mondiale. Ma al di là del calc, ha parlato anche di politica e ha detto la sua sulla premier Meloni. Ma andiamo con ordine.
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“Ecco il risultato”. Gianluigi Buffon si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: ha deciso di dirlo così
A proposito dei Mondiali, ecco cosa ha detto Buffon: “Andarci sarebbe una magia per tutto il Paese, uno di quei pochi eventi capaci di unire l’Italia. La mia fortuna non è stata tanto quella di viverlo da protagonista, ma da tifoso. Rimpiango quando ero tifoso da ragazzo e seguivo l’Italia ai Mondiali. La qualificazione al torneo, però, è il raccolto. Prima c’è la semina: Quando c’è crisi di talento non bisogna pensare all’immediato. Il talento è un qualcosa che non forgi o crei nel giro di un anno o due, c’è dietro un percorso, una visione che parte 10-15, anche 20 anni prima. Se tra 10-15 anni vogliamo tornare ad avere un certo tipo di talento bisogna mettere le mani alle zone più delicate in cui il talento viene scoperto e forgiato. L’età di base: 6-13 anni e 7-14 anni. Sono gli anni in cui si riesce a sprigionare e mettere a disposizione degli altri il proprio talento. È chiaro che vada intercettato e forgiato”.

L’ex portiere di Parma e Juventus ha preso parte ad Atreju insieme al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Sempre prima di salire sul palco, Buffon ha espresso parole di apprezzamento nei confronti della presidente del Consiglio. “Giorgia Meloni sta rappresentando, penso nel modo migliore, la nostra Nazione. Insomma, sta governando da tanto e questo è un grandissimo risultato”.
Anche il ministro Abodi ha indicato l’obiettivo per il movimento sportivo italiano, sottolineando la centralità della Nazionale. “Ora c’è la Nazionale e c’è un obiettivo. Possiamo auspicare che all’interno del sistema federale, così come sta succedendo, si capiscano le ragioni di una crisi e si cerchino le soluzioni per superarla. Questo presuppone competenza, responsabilità e armonia all’interno del sistema». Abodi ha condiviso anche l’analisi di Buffon: «Il talento non esce da solo. Bisogna saperlo individuare e coltivare”.
Un sostegno simbolico agli Azzurri potrebbe arrivare anche dall’alto. “Una preghiera per andare ai Mondiali noi la garantiamo”, ha promesso don Franco Finocchio, cappellano olimpico. Come ha spiegato, “chi non ha vissuto l’esperienza di un Mondiale condiviso non riesce a capire cosa voglia dire un Paese intero che partecipa a una gioia, a un’esperienza, e in un momento di isolamento come quello che stiamo vivendo ce n’è davvero bisogno”.
Lo sport come strumento di coesione sociale, dunque. Non a caso Abodi ha richiamato il ruolo di oratori, scuole e periferie, citando anche l’esperienza di Caivano e sottolineando la necessità di intervenire “dove ci sono difficoltà”, applicando quello che ha definito il principio della “difesa immunitaria sociale”.


