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“Chi mandiamo a morire al fronte”. Generale Vannacci choc, senza limiti al comizio della Lega

Le dichiarazioni di Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare della Lega, sono destinate a far discutere ancora a lungo. In un comizio tenuto a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, il vicesegretario del partito di Matteo Salvini è tornato a scagliarsi contro l’Unione europea, contro la strategia adottata nel conflitto russo-ucraino, e – ancora una volta – contro la comunità Lgbtq+. Un discorso dai toni forti, carico di provocazioni e richiami a valori militari tradizionali, che ha scatenato una bufera politica e mediatica.

A far esplodere le polemiche è stata una frase in particolare, rivolta con intento polemico al recente Gay pride tenutosi in Toscana. Vannacci ha detto testualmente: “Spendiamo 800 miliardi di euro e poi chi va a combattere al fronte? In Toscana recentemente c’è stato il Gay pride, ci mandiamo questi signori? Ditemelo voi”. Non si tratta di un’uscita estemporanea, ma di parole pronunciate pubblicamente, su un palco, accolte dagli applausi della platea. Un attacco diretto, che accosta il tema della difesa militare all’identità sessuale, generando un’inevitabile reazione.

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Il generale ha affrontato, nel corso del comizio, anche la questione dell’impegno militare europeo. Vannacci ha criticato aspramente l’approccio dell’Unione europea al conflitto in Ucraina, definendolo una “guerra per procura” tra Stati Uniti e Russia. Ha poi aggiunto che “è quasi crudele continuare a fornire armi agli ucraini, visto che l’Ucraina ha ormai terminato gli uomini”, lasciando intendere che la strategia occidentale sia inefficace e disumana. Un’analisi che ha lo scopo evidente di mettere in discussione non solo il sostegno militare europeo, ma anche la legittimità stessa della linea atlantista seguita da Bruxelles.

Il passaggio centrale del suo intervento riguarda tuttavia la riflessione – o meglio, la provocazione – sulla preparazione morale delle nuove generazioni italiane. “Chi è pronto a questo sacrificio? Chi viene educato ancora con questi valori?”, si è chiesto Vannacci, elencando ideali come “onore, difesa della patria, lealtà, coraggio, sprezzo del pericolo”. Un discorso che richiama visioni tradizionaliste e militariste, ma che finisce per escludere intere categorie della società, in particolare le persone Lgbtq+, identificate come incompatibili con l’immagine del soldato ideale.

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Le parole del generale-politico hanno inevitabilmente sollevato critiche da parte di numerosi esponenti politici e associazioni, che le hanno bollate come discriminatorie e divisive. Per Vannacci, invece, si tratta di un modo per denunciare quella che considera una “crisi di valori” nella società occidentale, un’assenza di spirito di sacrificio e di identità nazionale che, a suo dire, renderebbe inutile ogni investimento nella difesa. Ma il rischio evidente è che un tale linguaggio non apra un confronto sui contenuti, bensì alimenti una spirale di polarizzazione e scontro ideologico.


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