Un solo voto può trasformarsi in un terremoto, soprattutto quando arriva nel silenzio di un’urna e lascia dietro di sé sospetti, malumori e telefonate concitate. A Montecitorio, nelle ultime ore, la tensione sarebbe salita alle stelle. E ora dentro la maggioranza nessuno sembra davvero al riparo. La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, uno dei passaggi più delicati della riforma elettorale, ha messo il governo in difficoltà: al voto segreto la maggioranza è andata sotto per appena un voto. Un risultato clamoroso che avrebbe provocato la durissima reazione di Giorgia Meloni.
Secondo i calcoli fatti nelle ore successive, i voti mancanti rispetto alle attese sarebbero stati addirittura 31. Un numero che racconta un dissenso più largo di quanto appaia dal risultato finale e che ha aperto una vera caccia ai franchi tiratori nei partiti della coalizione. I primi sospetti si sarebbero concentrati su Forza Italia. Nei giorni precedenti, alcune parlamentari azzurre avevano manifestato dubbi sul ritorno delle preferenze, soprattutto per le conseguenze sulle garanzie legate alla rappresentanza di genere. Ma nel mirino dei retroscena sono finite anche altre aree della maggioranza.
Si parla infatti di possibili malumori nella Lega e tra gli esponenti vicini a Roberto Vannacci, oltre a qualche dubbio che avrebbe sfiorato persino Fratelli d’Italia. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha respinto l’ipotesi di tradimenti nel Carroccio, mentre dal Pd Igor Taruffi ha parlato di franchi tiratori distribuiti tra le diverse forze di governo. Tra le indiscrezioni che stanno facendo più rumore ce n’è una rilanciata da La Stampa. A Palazzo Chigi, secondo questa ricostruzione, sarebbero emersi sospetti su alcuni parlamentari di Forza Italia considerati vicini a Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figura di grande peso nella galassia azzurra.

Non ci sono conferme ufficiali e la vicenda resta sul terreno dei retroscena politici. Tuttavia il nome della figlia di Silvio Berlusconi è tornato al centro del dibattito proprio per la sua influenza negli equilibri di Forza Italia. Nelle stesse ricostruzioni viene citata anche Marta Fascina, presente alla votazione e ritenuta vicina a Marina Berlusconi. Alla base delle tensioni ci sarebbe il timore, attribuito a una parte degli azzurri, di un ulteriore rafforzamento di Fratelli d’Italia nelle future partite istituzionali. Sullo sfondo pesa anche l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica: un appuntamento lontano, ma già capace di alimentare prudenza e rivalità.
La sconfitta alla Camera avrebbe rafforzato nella premier l’idea che una parte del Parlamento voglia ostacolare le riforme pensate per rendere più stabili i governi. Da qui l’ipotesi, evocata nei retroscena, di tornare alle urne prima della naturale fine della legislatura. Si parla di un possibile voto anticipato nel giugno 2027, eventualmente preceduto da un breve esecutivo di transizione. Per ora, però, non c’è alcuna decisione: è uno scenario politico, non un passaggio già avviato. Meloni avrebbe comunque ricordato agli alleati di aver già messo sul tavolo questa possibilità.
Il cammino della riforma non è però concluso. Al Senato, come ha sottolineato il presidente Ignazio La Russa, il regolamento prevede il voto palese: un elemento che potrebbe ridurre l’incognita dei franchi tiratori e consentire alla maggioranza di ricompattarsi. Ma dopo il dramma politico di Montecitorio, ogni passaggio sarà osservato con il fiato sospeso.


