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Elly Schlein e Giuseppe Conte, il sondaggio sulla leadership del centrosinistra incorona un altro big

C’era una volta, come nelle storie che non promettono lieto fine, una coppia di protagonisti che avrebbe dovuto aprire la strada a una nuova stagione politica. Due viandanti, si diceva, diretti verso una terra promessa che non hanno mai davvero intravisto, perché troppo impegnati a ostacolarsi a vicenda. Spoiler: non finirà bene. In questa parabola moderna i ruoli spettano a Elly Schlein e Giuseppe Conte, gli aspiranti eroi del cosiddetto campo largo, convinti di potersi sedere al tavolo della Champions League politica contro Giorgia Meloni. Sin dalle prime battute si sono presentati come i «bomber» della nuova opposizione, ma più i giorni passano più appare evidente come la partita stia prendendo una piega sfavorevole per entrambi.

Il cammino, infatti, si è fatto scivoloso. La segretaria dem deve fronteggiare un incendio nel proprio quartier generale: le tensioni interne al Nazareno divampano, pronte a esplodere nell’assemblea nazionale convocata a Roma domenica prossima, che rischia di trasformarsi in un ring con colpi proibiti. Dall’altra parte Giuseppe Conte resta impantanato in un problema molto più aritmetico che politico: inchiodato poco sopra il 10%, incapace di crescere anche nelle sue roccaforti, come dimostra la prestazione opaca di Roberto Fico in Campania. Due leader appesi alle rispettive fragilità, costretti a continuare la recita pur sapendo che il copione non promette un finale trionfale.

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In questo clima incandescente, non potevano mancare scintille aggiuntive. A Roma da giorni si trascina la controversia sulla fiera Più libri più liberi, accusata di ospitare lo stand dell’editore Passaggi al Bosco. A guidare l’indignazione progressista c’è un regista navigato: Mattia Tombolini, direttore della Momo edizioni, figura di riferimento della sinistra radicale capitolina e assistente dell’eurodeputata Ilaria Salis. Una tempesta che ricalca, per altri versi, quella che ha investito Graziano Delrio sul disegno di legge contro l’antisemitismo, dove gli estremisti hanno preso di mira il senatore colpevole solo di non allinearsi al mantra della Casa Madre. In mezzo a fulmini e saette, Schlein e Conte continuano a pestarsi i piedi senza riuscire a trovare un nemico esterno contro cui coalizzarsi.

Il punto di non ritorno, però, potrebbe arrivare molto presto. A marzo si voterà il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la vera trincea di questa disputa sotterranea. E pensare che all’inizio i due leader sembravano pronti a un assalto comune, avendo denunciato a gran voce: «Vogliono annettersi il sistema giudiziario». Poi il silenzio, la sparizione improvvisa dalla scena pubblica, quasi che la paura di perdere si fosse trasformata nella strategia più prudente. Ma indietro non si torna: in caso di vittoria dei Sì, la possibilità di un processo politico di piazza diventa concreta, evocando lo spettro del 2002 e del famoso monito di Nanni Moretti a Piazza Navona, «Con questi dirigenti non vinceremo mai». A distanza di vent’anni una nuova schiera di maître à penser non vede l’ora di rinfrescare il concetto: «Ve lo avevo detto io che con questi andiamo a sbattere».

E mentre i due viandanti arrancano, spunta un altro elemento destinato a complicare tutto: un sondaggio Bidimedia che per la prima volta incorona Silvia Salis come candidata preferita della coalizione a sinistra. La sindaca di Genova tocca il 31%, supera di un soffio l’avvocato vicino ai 5 stelle fermo al 30% e lascia indietro, ancora una volta, Elly Schlein, inchiodata al 27%. Nel transatlantico il suo nome circola da mesi come un segreto di Pulcinella: si racconta che sia ambiziosa, prudente, attenta a evitare scivoloni come quello commesso tempo fa, quando le sue frequenti apparizioni televisive avevano messo in allarme il Nazareno. Lei allora fece marcia indietro, promettendo: Elly stai serena, resto a Genova. Ma nessuno dubita che stia semplicemente aspettando l’occasione giusta per colpire e magari detronizzare quei due leader che, dal suo punto di vista, hanno osato troppo.

Tra qualche mese arriveranno le idi di marzo, la stagione dei Bruto. Se vincessero i Sì, la tempesta perfetta potrebbe davvero materializzarsi. E per il campo largo sarebbe l’anno zero, il punto esatto in cui la storia della finta alleanza tra i due viandanti inizierebbe a essere riscritta. Non in una terra promessa, ma tra le macerie di tutto ciò che non hanno saputo costruire.


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