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“Giorgia Meloni al Quirinale”. Terremoto nella politica italiana, perché se ne parla

  • Politica

Negli ultimi due anni l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha mantenuto una linea saldamente collocata nell’alveo delle alleanze occidentali, consolidando i rapporti con Bruxelles, Washington e la Nato. Una scelta che, secondo diversi osservatori, ha rappresentato un segnale di pragmatismo e di responsabilità. Allo stesso tempo, il governo ha posto attenzione alla gestione della finanza pubblica, cercando di tenere sotto controllo i conti dello Stato in una fase internazionale complessa. L’impronta fortemente di destra della maggioranza, composta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, è stata in parte bilanciata proprio dal partito fondato da Silvio Berlusconi, che ha smussato alcune posizioni più radicali.

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A tracciare un bilancio di questa fase politica è stato Lamberto Dini, ex presidente del Consiglio ed ex ministro, che in un’intervista al Tempo ha riconosciuto: “Il governo, fortemente di destra ma moderato dalla presenza di Forza Italia, nell’insieme sta facendo un buon lavoro. Gli darei più di 6. La Meloni ha tenuto fermo l’asse dell’Italia con l’Europa, gli Usa e la Nato; poi, ha tenuto sotto controllo la finanza pubblica. Nel complesso ho rispetto e ammirazione per Meloni. Un difetto: non ha conoscenza in economia e finanza. Un pregio: nelle questioni politiche è una belva, è articolata ed efficace. Ha capito cosa vuole dire governare. Lei sta sicuramente smussando le parti estreme per avvicinarsi a una posizione più centrale. In sintesi: è pragmatica e fa politiche di moderazione”.


Giorgia Meloni, le parole di Lamberto Dini

L’ex premier ha poi rivolto uno sguardo più ampio al sistema istituzionale, riflettendo in particolare sul ruolo del Quirinale. Secondo Dini, con Giorgio Napolitano si sarebbe assistito a una fase di maggiore interventismo presidenziale, talvolta spinto fino a condizionare la vita dei governi. “L’allora presidente Napolitano credo fosse insoddisfatto del governo Letta perché lo trovava lento nel portare avanti l’azione di governo. Mi risulta che un giorno abbia chiamato Renzi a colazione al Quirinale dicendogli che lo avrebbe sostenuto… e a quel punto Renzi ha tolto l’appoggio a Letta. Il presidente della Repubblica può supplire quando ci sono carenze nell’azione di governo ma non deve interferire”, ha osservato.

Un ragionamento che si lega a una previsione sorprendente avanzata dallo stesso Dini: l’ipotesi che proprio Giorgia Meloni, al termine dell’attuale legislatura, possa essere un nome credibile per la presidenza della Repubblica. “Il mio è un semplice ragionamento: finita questa legislatura e con una eventuale riconferma della maggioranza uscente, Giorgia Meloni nel 2027 avrà 50 anni. Quindi, un’età che gli consentirebbe l’eleggibilità a presidente della Repubblica e uno spazio temporale sufficiente per continuare a crescere e diventare una grande figura internazionale”, ha dichiarato l’ex premier.

Un’eventualità che spiazza e divide, perché se da un lato la collocazione al Colle rappresenterebbe un traguardo storico per la leader di Fratelli d’Italia, dall’altro il suo principale obiettivo potrebbe restare un altro: quello di ottenere un secondo mandato a Palazzo Chigi, grazie a un nuovo voto popolare. Sarebbero quindi gli italiani, e non solo i grandi elettori, a confermare o meno il percorso di Meloni alla guida del Paese. Tante le reazioni e i commenti: “Meloni presidente della Repubblica? Sarebbe fantastico”, si legge sui social. E ancora: “Forza Giorgia, sei grande”. “Avanti così, una donna al Quirinale sarebbe bellissimo”.


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