C’è aria di tempesta nel cuore della politica pugliese: un fulmine a ciel sereno scuote il Partito Democratico e mette in subbuglio tutto il centrosinistra. Due donne, un gesto inaspettato e una decisione senza precedenti. Ma cosa si nasconde dietro questa clamorosa esclusione?
Le voci si rincorrono tra le stanze del potere e i corridoi delle amministrazioni locali. A Trani e Andria, due consigliere comunali – Irene Cornacchia e Daniela Maiorano – hanno scelto una strada diversa, scatenando una reazione a catena che ha superato i confini della Puglia e fatto tremare anche Roma.

Una scelta di campo che divide e fa discutere
Le due amministratrici, escluse dalle liste ufficiali del Pd, hanno deciso comunque di sostenere il centrosinistra candidandosi in una lista civica a favore di Antonio Decaro. Un gesto che, secondo il commissario provinciale Dario Parrini, mandato direttamente dal Nazareno, rappresenta “un atto politico grave e da stigmatizzare”.

Così, la risposta non si è fatta attendere: espulsione immediata dal partito e sospensione da qualunque incarico di rappresentanza per cinque anni. “Non potranno rappresentare il Pd né essere tesserate”, recita la nota ufficiale. Una linea dura che ha lasciato molti senza parole, vista la gestione ben più morbida in casi giudiziari ben più gravi.
Dietro l’espulsione, lotte di potere e strategie segrete
Ma la vera partita si gioca tutta dietro le quinte: in provincia di Barletta-Andria-Trani, Francesco Boccia – uomo forte di Emiliano al Nazareno – cerca da tempo di mantenere il controllo della sua roccaforte politica. Non a caso, la federazione locale è stata commissariata proprio per gestire le candidature e proteggere l’ascesa di Domenico De Santis, segretario regionale e candidato di punta.

In realtà, Cornacchia e Maiorano avevano già comunicato ufficialmente la loro uscita dal Pd, spedendo una PEC proprio mentre annunciavano la candidatura nella lista civica. Ma la reazione della fazione di Boccia è stata furiosa: accuse di tradimento e il sospetto che Decaro, con queste mosse, stia portando avanti una “deriva trasformistica” nel centrosinistra pugliese.
Un clima infuocato che coinvolge tutta la regione
Le tensioni non si fermano qui: anche a Brindisi la situazione è esplosiva. L’assessore regionale Fabiano Amati, pure lui lasciato fuori dalle liste Pd e confluito in una lista civica, ha attaccato duramente De Santis. “Atteggiamenti da inquisitore politico”, ha tuonato, accusando il segretario regionale di pensare solo al proprio potere. E l’ironia pungente non è mancata: “Si crede mugnaio perché l’hanno spinto nella farina e ne è uscito tutto imbiancato”.
In tutto questo, Antonio Decaro osserva in silenzio. Il caos interno al Pd è ormai sotto gli occhi di tutti: alleanze, rivalità e strategie si intrecciano in una partita dove nulla sembra davvero scontato. E mentre la politica si accende, la gente si chiede: chi guiderà davvero il centrosinistra pugliese nei prossimi mesi?


