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Maracaibo, dopo trent’anni è ancora “mare forza nove”

Maracaibo  è un pezzo della storia di chi ha vissuto quegli anni, cantata nei karaoke e ballata in ogni parentesi del “divertentismo”, nelle feste, nei veglioni di fine anno. L’accento volutamente sbagliato (sulla i e non sulla a, come è la dizione corretta della città venezuelana) è, anch’esso, passato alla storia. Scritta dalla stessa Lu Colombo e da David Riondino nel 1975, fu rifiutata da varie case discografiche per il testo “scomodo”. Fu incisa nel 1980 con una veste dance grazie agli arrangiamenti di Mario Saroglia, sotto l’etichetta Carosello. La canzone fu pubblicata nell’estate 1981.
Il testo narra di una frenetica storia d’amore e d’avventura creola, a proposito di una ballerina cubana che si esibisce in un locale (“Balla al Barracuda, sì ma balla nuda, Zazà!”). In realtà, è un modo per sviare i sospetti dalla sua reale attività, (“Era una copertura, faceva traffico d’armi con Cuba“). La ragazza ha una tresca sentimentale con Fidel Castro (il nome venne cambiato in “Miguel” su pressione dei discografici). Il testo racconta che lui era molto impegnato (“ma Miguel non c’era, era in Cordigliera da mattina a sera”), che lei si lasciava consolare da Pedro (“L’abbracciava sulle casse di nitroglicerina“); quando Miguel lo venne a sapere, le sparò (“la vide, impallidì: il cuore suo tremò, quattro colpi di pistola le sparò”) ma la trafficante d’armi fuggì per mare. Una tempesta (“mare forza nove“) la fece naufragare (“l’albero spezzato”) e un pescecane (“una pinna nera, nella notte scura”) la morde (“una zanna bianca, come la luna”) ma lei sopravvive. Dopo questa avventura rinuncia al traffico d’armi e al ballo (“finito il Barracuda, finito ballar nuda”) si costruì una seconda vita aprendo un bordello (“un gran salotto, 23 mulatte, danzan come matte, casa di piacere per stranieri”). A causa di eccessi (“rum e cocaina“) ingrassa fino a raggiungere il peso di 130 chili. La canzone si conclude dicendo “se sarai cortese ti farà vedere nella pelle bruna, una zanna bianca, come la luna”, evidente ricordo del naufragio e dell’incontro col predatore.



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