Il caso di Garlasco potrebbe essere vicino a una svolta destinata a cambiare il corso della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane trovata morta nella sua villetta nel 2007. Dopo anni di processi, condanne, assoluzioni e nuovi elementi investigativi, ora a far tremare l’intero impianto accusatorio e a riaccendere i riflettori sull’identità del vero colpevole è un frammento di Dna: quello di un soggetto finora sconosciuto, ribattezzato “Ignoto 3“.
Secondo quanto svelato dal Corriere della Sera, questo Dna, rilevato nella bocca della vittima durante gli accertamenti, non apparterrebbe a nessuna delle persone che hanno preso parte agli atti di indagine, né a chi ha effettuato i rilievi, gli esami o le ispezioni successive. Un dettaglio non da poco, perché se venisse esclusa in modo definitivo l’ipotesi della contaminazione – sempre considerata una possibilità concreta nelle fasi iniziali – resterebbe un’unica spiegazione: quel profilo genetico appartiene a una persona che ha avuto un contatto diretto con il corpo di Chiara nel momento della sua morte o immediatamente dopo. In altre parole, potrebbe trattarsi proprio dell’assassino.
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Chi è “Ignoto 3” e il malessere di Sempio in caserma: cosa è uscito fuori
Al momento, la pista più inquietante conduce ad Andrea Sempio, già amico di Chiara e oggi al centro di nuove attenzioni da parte della magistratura. Il suo nome era già comparso nelle carte d’indagine diversi anni fa, ma fu poi accantonato. Ora però torna a galla con forza, e in molti si chiedono se l’”Ignoto 3″ non possa essere un complice o lo stesso autore materiale del delitto. I magistrati di Pavia, tuttavia, mantengono il massimo riserbo: “I titolari delle indagini si esprimeranno ufficialmente solo al termine delle attività, adottando le decisioni necessarie”, ha fatto sapere con fermezza il procuratore Fabio Napoleone, che ha anche invitato i media e l’opinione pubblica a non lasciarsi trascinare da interpretazioni non ufficiali.

Nel frattempo, lo stesso Sempio è intervenuto pubblicamente, raccontando nuovi dettagli inediti su quel lontano agosto 2007. Durante la trasmissione Quarto Grado, il giovane ha ripercorso il suo interrogatorio avvenuto nel 2008, rivelando di essere stato colpito da un forte malessere fisico in caserma. Una febbre alta che, stando al suo racconto, durava da giorni e che avrebbe persino richiesto l’intervento del 118. Una versione che però non trova alcun riscontro nei verbali ufficiali dell’epoca, dove questo particolare non compare.


Mentre l’Italia torna a interrogarsi su uno dei casi più misteriosi e discussi della cronaca nera degli ultimi vent’anni, le indagini continuano nel massimo riserbo. I rilievi sul Dna proseguono, così come le comparazioni genetiche. Il timore che l’omicida sia ancora libero si fa sempre più concreto, ma anche la speranza che la verità, dopo anni di dubbi e mezze certezze, sia davvero a un passo dall’essere svelata.
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