Il caso di Garlasco continua a essere una ferita aperta nella cronaca giudiziaria italiana, un intreccio di sentenze definitive, dubbi mai sopiti e dettagli temporali che, a distanza di anni, tornano ciclicamente al centro del dibattito pubblico. L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, ha segnato una generazione di cronisti e spettatori, portando alla condanna definitiva di Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.
Eppure, nonostante il verdetto irrevocabile, il racconto di quei minuti concitati, delle telefonate, degli spostamenti e delle decisioni prese subito dopo il ritrovamento del corpo, resta uno dei nodi più discussi e controversi dell’intera vicenda, capace ancora oggi di riaccendere l’attenzione mediatica e di dividere l’opinione pubblica.

Garlasco, “solo sei minuti?”, l’intercettazione esclusiva tra Stasi e l’ex avvocato
Un nuovo tassello mediatico si è aggiunto alla lunga e tormentata vicenda del caso Garlasco, una storia che da quasi due decenni continua a riemergere ciclicamente nel dibattito pubblico. Questa volta a riaccendere l’attenzione è stata una trasmissione televisiva di prima serata, capace ancora una volta di riportare sotto i riflettori uno dei delitti più discussi della cronaca italiana recente. Il racconto si inserisce in un contesto già segnato da sentenze definitive, ricostruzioni processuali e polemiche mai del tutto sopite.
Nel corso di Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro su Rete 4, è stata mandata in onda un’intercettazione definita esclusiva. Al centro della registrazione una telefonata privata che coinvolge Alberto Stasi, condannato per l’omicidio della ex fidanzata Chiara Poggi, trovata senza vita nella villetta di famiglia il 13 agosto del 2007. Una conversazione che riporta indietro nel tempo e che tocca uno dei punti più delicati dell’intera vicenda: la sequenza temporale immediatamente successiva alla scoperta del corpo.

La telefonata è avvenuta tra Stasi e il suo ex avvocato Giarda e ruota tutta intorno a un dettaglio cruciale, ovvero il tempo trascorso tra il momento in cui l’allora fidanzato di Chiara Poggi avrebbe visto il corpo e la chiamata ai soccorsi. Un arco temporale che negli anni è stato analizzato, discusso e contestato, diventando uno degli elementi chiave delle indagini e del processo.
Nel dialogo, Giarda fa riferimento a quanto trasmesso in televisione e chiede conferma sulle tempistiche. “Sto vedendo questo programma… Sono giusti i riferimenti dei minuti?”, domanda l’ex difensore. La risposta di Stasi è netta: “Sì, sono sei minuti, sul mio telefono sei minuti”. Il legale incalza ulteriormente: “Da quando tu fai l’ultimo squillo a quando chiami la croce rossa passano solo sei minuti?”. E ancora una volta la replica è decisa: “Sì, sei minuti, loro dicevano ‘ma sicuramente sei rimasto di più in casa’ sembra, ma io sarà rimasto lì davvero pochi secondi, saranno stati venti secondi, trenta, cioè facevo i movimenti, li ho fatti tutti veloci”.

L'intercettazione esclusiva di Alberto Stasi sul ritrovamento del corpo di Chiara Poggi#Garlasco#quartarepubblica pic.twitter.com/n4hmysVeGv
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) December 15, 2025
È nella parte finale della conversazione che emerge il passaggio più forte e carico di tensione emotiva. Stasi ricostruisce quei momenti descrivendo uno stato di totale confusione e paura, respingendo qualsiasi ipotesi di calcolo o freddezza. “Appena l’ho vista (Chiara, ndr) sono scappato via e ho chiamato quando ero in macchina. Cioè adesso poi le cognizioni sui tempi sono quelle che erano, non mi ricordavo nemmeno il numero civico della casa, ero completamente nel panico, non ho niente di inventato come al solito, dico sempre la verità”. Parole che, a distanza di anni, continuano ad alimentare interrogativi, polemiche e una narrazione mediatica che sembra non voler mai davvero trovare una fine.


