Omicidio Sharon Verzeni, i carabinieri hanno ascoltato per la terza volta il fidanzato Sergio Ruocco, stavolta per 6 ore. La sua posizione nell’indagine non cambia, non è indagato. Nel contempo è stato svolto un secondo sopralluogo nella loro casa, sequestrata dal 30 luglio. “Siamo andati per prelevare delle cose: cellulari, pc e altri dispositivi. Io ne ho più di uno. Lei non aveva pc”, ha detto Sergio. Ma sicuramente usava quelli del compagno.
Da qui la necessità degli inquirenti di acquisire le password e le copie forensi, motivo per il quale probabilmente la permanenza di Ruocco con i carabinieri è durata 6 ore, come riporta il Corriere della Sera. Nelle settimane scorse il padre di Sergio, Mario Ruocco, aveva avanzato delle ipotesi sul movente alla base dell’omicidio.

Sharon Verzeni, il fidanzato ascoltato per 6 ore in caserma
“In un bar entra tanta gente, di ogni tipo. La mia ipotesi è che qualcuno possa avere infastidito Sharon, averle fatto delle avance. Lei si è rifiutata. Quello l’ha tenuta d’occhio mentre lei era ignara di tutto, magari l’ha seguita dal bar di Brembate dove lavorava fino a Terno d’Isola e gliel’ha fatta pagare. Almeno, questa è l’idea che mi sono fatto, solo una ipotesi. Hanno sentito una macchina che sgommava, forse era l’assassino”.

“Non vorrei che andassero per le indagini andassero per le lunghe. Mi devo rassegnare e avere pazienza. Ho fiducia che lo trovino, ma se la cosa va avanti ancora un po’ è capace che l’assassino se la svigni”. È corsa contro il tempo per scrivere la parola fine. Se l’assassino non è ancora stato individuato, la ricostruzione dell’omicidio si fa sempre più chiara. L’intenzione era chiaramente di ucciderla. Come ricostruisce La Stampa.

“L’assassino l’ha aggredita in modo fulmineo, con un coltello di discrete dimensioni, che non è acora stato trovato, e ha sferrato il primo colpo mentre si trovavano faccia a faccia, tra il seno e lo sterno, sul lato destro. Lei non ha provato a difendersi: non se lo aspettava, forse proprio perché lo conosceva. Poi si è girata per provare a scappare ma a quel punto lui – o lei, sul sesso del killer non c’è ancora certezza – potrebbe averla afferrata a un braccio, come proverebbero i lividi trovati sul corpo, e l’ha colpita da dietro tre volte”.


