Il caso Garlasco continua a occupare il centro del dibattito mediatico e giudiziario. Nella puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 29 maggio 2026, l’attenzione si è concentrata sulle ultime mosse della Procura e, in particolare, sulla decisione di disporre una consulenza psichiatrica nei confronti di Andrea Sempio, oggi accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Una scelta che ha immediatamente acceso il confronto tra esperti, avvocati e opinionisti, soprattutto perché arriva a quasi vent’anni dai fatti.
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Il titolo scelto per la trasmissione, “Ergastolo”, non è passato inosservato. Un riferimento diretto alla pena che rischierebbe l’indagato nel caso in cui le accuse trovassero conferma. Proprio da questo elemento è partita una riflessione più ampia sul significato dell’accertamento richiesto dai magistrati e sulla sua reale utilità all’interno di un’inchiesta che continua a dividere l’opinione pubblica.
Le perplessità di Roberta Bruzzone sulla consulenza psichiatrica
Tra gli interventi più discussi della serata c’è stato quello della criminologa Roberta Bruzzone, che ha espresso forti dubbi sull’iniziativa della Procura. Secondo l’esperta, il rischio è quello di allontanarsi dal terreno delle prove concrete per entrare in una dimensione più interpretativa. Durante la trasmissione ha dichiarato: “Non voglio fare polemica per il gusto di farla, dobbiamo capire se siamo dentro un ragionamento tecnico processuale o se stiamo scivolando in una dimensione più suggestiva, che probatoria, francamente da tecnico lo trovo preoccupante”.

“Cosa succede? Non si riesce a collocare Andrea Sempio sulla scena, non si riesce a collocare in maniera seria una sua impronta, l’orma, a chiudere il cerchio perché sappiamo che il dato biologico è estremamente fragile e contraddittorio, allora cosa facciamo? Questo sembra lo scenario, proviamo a collocare la sua mente sulla scena del crimine? Io ho questa impressione, può darsi che stia sbagliando, e questo mi preoccupa. Una consulenza psichiatrica oggi su un soggetto accusato di avere commesso un omicidio quasi vent’anni fa, ma che lo nega, che valore dirimente dovrebbe avere?”.

Le parole della criminologa hanno aperto una riflessione sul peso che una valutazione psicologica possa realmente avere a distanza di così tanto tempo dall’evento criminoso. Secondo Bruzzone, il nodo centrale resta l’assenza di elementi che possano collocare con certezza l’indagato sulla scena del delitto attraverso riscontri scientifici solidi e incontestabili.

L’esperta ha poi sottolineato come una decisione di questo tipo rappresenti, a suo giudizio, un caso praticamente unico nella sua lunga esperienza professionale. “Faccio questo lavoro da quasi trent’anni, non mi era mai capitato di assistere a una decisione del genere, presa in Procura, soprattutto dopo la chiusura dell’inchiesta. E’ la prima volta in assoluto, su quale documentazione clinica contemporanea ai fatti non mi risulta ci sia. Quali elementi psicopatologici sono stati considerati tali almeno in ipotesi al punto tale da disporre una consulenza psichiatrica per incidere sulla capacità di intendere e di volere da parte di Andrea Sempio all’epoca dei fatti? Che tipo di documentazione esiste in merito al 2007?”.
"Non si riesce a collocare Andrea Sempio sulla scena e si cerca di collocare la sua mente?"
— Quarto Grado (@QuartoGrado) May 29, 2026
La criminologa Roberta Bruzzone sulla consulenza psichiatrica #Quartogrado pic.twitter.com/UUaej8tLOB
Nel suo intervento, Bruzzone ha anche richiamato alcune fragilità personali che sarebbero emerse nel percorso di vita di Sempio, precisando però come tali aspetti non indichino necessariamente una propensione alla violenza verso terzi. “Ci sono criticità a tratti anche preoccupanti, ma tutte di natura auto lesiva, auto distruttiva, quell’aspetto c’era all’epoca, lui stesso lo ha riferito, ma non c’è niente che deponga per una propensione ad agire verso l’esterno con questo nucleo di angoscia così importante. Non può diventare il surrogato di una traccia scientificamente validata che colloca Sempio sulla scena, a oggi a mio parere manca del tutto”.
La criminologa ha quindi collegato questa nuova iniziativa investigativa alle recenti consulenze prodotte dalla difesa, sostenendo che queste avrebbero contribuito a mettere in difficoltà l’impianto accusatorio costruito dalla Procura. Per questo motivo interpreta la nuova strategia investigativa come un possibile segnale di debolezza. “Ritengo che le consulenze della difesa abbiano messo seriamente in difficoltà la Procura, questo cambiamento di scenario lo vedo come un segno di fragilità dell’impianto accusatorio, è importante metterlo in evidenza. Questa evoluzione mi piace meno delle precedenti, ritengo che un accertamento come questo non abbia alcun senso, vedremo come evolverà”.
In chiusura, Bruzzone ha ribadito la necessità di mantenere il massimo rigore metodologico in una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni. Un richiamo che rappresenta anche il cuore del dibattito attuale sul caso Garlasco. “Il materiale che sarà messo a disposizione del professor Catanesi non è in grado di rispondere ai quesiti, quello che sta accadendo adesso va affrontato con il massimo rigore metodologico e tecnico processuale. Stiamo assistendo a un’evoluzione dell’inchiesta che rischia di diventare sconcertante”. Parole destinate a far discutere ancora a lungo, mentre l’indagine prosegue e nuovi sviluppi potrebbero arrivare nelle prossime settimane.


