L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina nel comune di Pietracatella, entra in una fase di approfondimenti decisivi. Le verifiche, coordinate dalla Procura competente e condotte dalla polizia, si concentrano su alcuni elementi emersi nelle ultime settimane e su una serie di accertamenti tecnico-scientifici disposti per chiarire tempi e modalità dell’esposizione alla sostanza.
Secondo informazioni investigative, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe ristretta attorno a tre persone, due donne e un uomo, la cui posizione è al momento oggetto di valutazioni. Non risulterebbero, allo stato, iscrizioni formali nel registro degli indagati.
Sospetti e riscontri: tre persone sotto osservazione
Sull’identità dei soggetti attenzionati viene mantenuto il massimo riserbo. Gli investigatori starebbero lavorando per acquisire riscontri oggettivi, utili a confermare o escludere l’ipotesi di un coinvolgimento diretto o indiretto nella vicenda.
Le attività in corso riguardano l’analisi di dati, testimonianze e possibili collegamenti con la disponibilità o la manipolazione della tossina. Gli esiti delle verifiche potrebbero orientare le decisioni della Procura in merito a eventuali sviluppi procedurali.
Analisi di laboratorio: campioni biologici affidati a un istituto specializzato
Per rafforzare il quadro tecnico, parte degli accertamenti è stata affidata a specialisti di un centro di riferimento internazionale con sede a Berlino, coinvolto per l’elevata competenza nel settore delle sostanze tossiche e delle indagini biologiche.
Gli esperti esamineranno campioni di sangue prelevati a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e ad Alice Di Vita, l’altra figlia della famiglia, sopravvissuta. L’obiettivo è individuare eventuali tracce compatibili con l’esposizione e valutare la presenza di anticorpi correlati alla tossina.
Alimenti e contenitori sequestrati: circa 70 reperti da verificare
Parallelamente proseguono gli esami su numerosi reperti acquisiti nell’abitazione. Tra questi figurano circa 70 alimenti e diversi contenitori, che verranno analizzati per individuare eventuali residui o contaminazioni riconducibili alla ricina.
La ricostruzione scientifica mira a definire non solo se la sostanza sia stata introdotta tramite cibo o bevande, ma anche quando ciò possa essere avvenuto e con quali modalità operative.
La cena del 23 dicembre al centro della ricostruzione
Tra le piste considerate, resta rilevante quella legata a un pasto consumato il 23 dicembre, in cui erano presenti Antonella Di Ielsi, il marito Gianni e le due figlie Sara e Alice. Gli inquirenti intendono chiarire se l’eventuale somministrazione della sostanza possa essere collocata in quel contesto.
Un punto ritenuto cruciale riguarda la diversa gravità delle conseguenze: madre e figlia sono decedute, mentre Gianni avrebbe accusato un malessere senza esiti fatali e Alice è sopravvissuta. Le analisi dovranno stabilire se tutti abbiano assunto la tossina e, in caso affermativo, se le quantità ingerite siano state differenti.
La richiesta di verità dei familiari e i prossimi passaggi
Nel frattempo la famiglia continua a chiedere chiarezza sull’accaduto. In una dichiarazione resa a una trasmissione televisiva di informazione, una parente di Antonella ha espresso l’attesa per l’accertamento dei fatti e per gli eventuali provvedimenti conseguenti.
I risultati degli esami di laboratorio sui campioni biologici e sui reperti sequestrati sono considerati determinanti per ricostruire il percorso della ricina e verificare l’eventuale consistenza degli elementi a carico delle tre persone attualmente sotto osservazione. La Procura mantiene, per ora, il massimo riserbo sugli sviluppi dell’indagine.


