Il Papa, sul sagrato della Basilica di San Pietro, davanti a una piazza San Pietro deserta per l’emergenza coronavirus, prega per la fine della pandemia. Da casa i fedeli lo ascoltano via streaming. L’immagine è potentissima: davanti al Papa solo il Crocifisso del miracolo e l’immagine della Salus Populi Romani. Il Papa descrive la situazione che si sta vivendo non solo in Italia, ma in gran parte del mondo.
“Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Quello che risulta difficile – dice il Pontefice – è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?'”. Sul sagrato c’è anche il Crocifisso miracoloso conservato nella chiesa di San Marcello al Corso arriva in Vaticano. Il Cristo pregato da papa Francesco lo scorso 15 marzo e caro ai romani che gli attribuiscono la fine della Grande peste del 1522. (Continua a leggere dopo la foto)
Risalente al XV secolo, attribuito alla scuola senese e custodito dai Servi di Maria, che officiano la chiesa che si torva a due passi da piazza Venezia, a Roma, sopravvisse all’incendio del 23 maggio del 1519 che, invece, distrusse completamente la chiesetta. Fin dal Giubileo del 1600, da papa Innocenzo X fino al Giubileo di Wojtyla nel Duemila il crocifisso è stato portato in San Pietro per la venerazione dei romani. È ritenuto miracoloso dal 23 maggio del 1519, quando un incendio distrusse completamente la chiesa di San Marcello al Corso. Le fiamme distrussero tutto ma il Crocifisso si conservò integro. I romani ne furono al punto colpiti che esso divenne oggetto di speciale devozione grazie anche gruppo di preghiera “Compagnia del SS. Crocifisso”. Tre anni dopo, nel 1522, la città fu colpita dalla peste. (Continua a leggere dopo la foto)

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Tre anni dopo, in occasione della peste che infierì sulla città, il Crocifisso fu portato in processione verso San Pietro. Una processione che durò ben 16 giorni: dal 4 al 20 Agosto del 1522. Man mano che si procedeva, la peste dava segni di netta regressione, e dunque ogni quartiere cercava di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, quando rientrò in San Marcello, la peste era del tutto cessata. La processione del Crocifisso continuò così ad essere ripetuta per secoli, il giovedì santo, lungo il percorso da San Marcello a San Pietro. La Compagnia, divenuta Arciconfraternita, si trasferì poi (nel 1568) nel vicino Oratorio del Crocifisso.
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