Le indagini sull’omicidio di Stefania Camboni, brutalmente uccisa con 34 coltellate nella sua casa di Fregene nel maggio scorso, si arricchiscono di un elemento che potrebbe rivelarsi determinante: la traccia di Dna ritrovata sulla scena del crimine non apparterrebbe alla principale indiziata, Giada Crescenzi. Un colpo di scena che potrebbe riscrivere l’intero impianto accusatorio costruito finora.
Gli accertamenti del Ris hanno confermato che le tracce biologiche rilevate, presumibilmente sudore, saliva o sangue, sono riconducibili a un soggetto di sesso maschile. Inizialmente si era ritenuto che potessero essere attribuite a Crescenzi, compagna del figlio della vittima e coinquilina della coppia. La donna, arrestata con l’accusa di omicidio, ha sempre respinto ogni addebito, ma il nuovo riscontro genetico potrebbe ora aprire una pista alternativa. La presenza di Dna maschile, infatti, suggerisce che sulla scena del delitto vi fosse almeno un’altra persona, potenzialmente coinvolta nella colluttazione con la vittima.
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Stefania Camboni, svolta dopo l’esame del Dna
Un elemento che, se confermato da ulteriori riscontri investigativi, potrebbe alleggerire la posizione di Giada Crescenzi o, al contrario, rafforzare l’ipotesi di un’azione compiuta insieme a un complice. Proprio su questa linea stanno lavorando gli inquirenti, i quali da tempo non escludono che la donna non abbia agito da sola. Fondamentali a questo punto saranno i prossimi risultati relativi all’analisi del coltello ritrovato – mancante dal set da cucina della casa – e dei guanti sequestrati, così come dei dispositivi elettronici in uso a Crescenzi.

Ci sono, infatti, ancora numerosi punti oscuri da chiarire: tra questi, le inquietanti ricerche online effettuate dalla donna nelle ore precedenti al delitto. Frasi come “come togliere il sangue da un materasso” o “come avvelenare una persona” potrebbero costituire elementi indiziari pesanti, ma vanno interpretate nel contesto e, soprattutto, legate a prove oggettive. A rendere ancora più complesso il quadro, ci sono gli appelli social con cui la donna cercava una nuova casa poco prima del delitto, segnale di un possibile imminente allontanamento dalla vittima.

Intanto, si attendono ancora gli esiti degli esami tossicologici sul corpo di Stefania Camboni. Gli investigatori ipotizzano che l’aggressione possa essere avvenuta mentre la donna dormiva o, in alternativa, che sia stata stordita prima di essere uccisa. Solo queste analisi potranno stabilire se l’assassino ha agito cogliendola di sorpresa o se la vittima fosse in uno stato di alterazione.
Nel frattempo, anche il figlio della vittima, Francesco Violoni, è stato iscritto nel registro degli indagati, aggiungendo un ulteriore elemento a un’inchiesta che si presenta ogni giorno più complessa. Il giorno prima dell’iscrizione, gli inquirenti avevano rinvenuto una maglietta insanguinata, ritenuta collegata alla scena del delitto, insieme al coltello che potrebbe aver causato la morte della donna.
La salma di Stefania Camboni è stata riconsegnata alla famiglia solo un mese fa. I familiari hanno scelto di seppellirla accanto al marito defunto, in un gesto che chiude simbolicamente una parte dolorosa della vicenda, mentre resta ancora lontana la verità su quanto accaduto in quella casa di Fregene.


