Quando è morta Chiara Poggi? È questa la domanda che, a distanza di anni, continua a tornare al centro dell’inchiesta e del dibattito pubblico su uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia. Un interrogativo che non riguarda soltanto l’orario esatto del decesso, ma che si intreccia con un altro nodo cruciale: dove è iniziata l’aggressione che ha portato alla morte della giovane. Chiarire questi aspetti, secondo chi indaga, potrebbe rappresentare una svolta decisiva in una vicenda che sembra non riuscire mai a chiudersi definitivamente.
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Il tema è tornato d’attualità durante una puntata di Quarta Repubblica, il programma di approfondimento di Rete4 condotto da Nicola Porro. In studio si è discusso proprio delle incongruenze sull’orario della morte e delle nuove letture scientifiche emerse negli ultimi anni. Tra gli ospiti, il genetista Pasquale Linarello, figura già nota agli atti dell’inchiesta, ha ribadito come alcune certezze costruite in passato meritino oggi di essere rimesse in discussione.

Garlasco, nuovo giallo sull’orario della morte di Chiara
Secondo Linarello, il punto di partenza resta la perizia di Porta e Occhetto, nella quale si stabiliva che Alberto Stasi fosse impegnato al computer a partire dalle 9.35. Un dato che, a suo dire, entra in conflitto con la precisione millimetrica con cui nel tempo è stato indicato l’orario del decesso. “Stabiliamo già nella perizia di Porta e Occhetto che Alberto Stasi ha lavorato attivamente dalle 9.35, ha acceso il computer. Ricordo anche che quest’orario della morte viene spostato a seconda degli alibi che vengono forniti. Io non ho mai visto in 26 anni di carriera un orario della morte così preciso, 9.12 e 9.26. Sta di fatto che 9.12 è perché noi abbiamo contezza dello sgancio, dell’allarme, dell’annullamento dell’allarme da parte di qualcuno”. Parole che riaccendono i riflettori su una finestra temporale ritenuta finora granitica.

Il genetista ha inoltre sottolineato come anche l’ultima perizia Albani rappresenti, a suo avviso, “una conferma ufficiale di un percorso logico-scientifico già tracciato in passato”. Un riferimento diretto al Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara, che secondo Linarello non sarebbe attribuibile ad Alberto Stasi ma a soggetti riconducibili alla famiglia Sempio, elemento che continua a dividere esperti e opinione pubblica.

"Io non ho mai visto in tanti anni di carriera un orario di morte così preciso, diciamo 9.12 perchè è l'orario dello sgancio dell'allarme."#Linarello #Garlasco#quartarepubblica pic.twitter.com/dlpngEeY6n
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) January 12, 2026
Ma non è solo l’orario della morte a essere nuovamente messo in discussione. A cambiare potrebbe essere anche il contorno dell’aggressione. I consulenti della famiglia della vittima hanno infatti completato una nuova serie di accertamenti nella villetta di via Pascoli, a Garlasco, arrivando a conclusioni differenti rispetto a quelle elaborate nel 2007 attraverso l’analisi delle macchie di sangue. All’epoca si ipotizzava che l’aggressione fosse iniziata all’ingresso dell’abitazione, uno scenario che oggi viene rimesso in discussione.
A spiegare il nuovo quadro è il perito Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi. “Per noi — spiega il perito Dario Redaelli — l’aggressione, che sfocia nell’omicidio, comincia invece in cucina, dove nella spazzatura dell’ultima colazione di Chiara è stato trovato il bricco di Estathé sulla cui cannuccia c’è il Dna di Alberto Stasi. Abbiamo concluso il nostro lavoro e io, da analista della scena del crimine, ho pronta la relazione che settimana prossima consegnerò ai legali i quali ne faranno l’uso che ritengono opportuno”.
Un cambio di prospettiva che, se confermato, potrebbe incidere profondamente sulla ricostruzione della dinamica e sulla lettura complessiva del caso. Tra nuovi dubbi sull’orario della morte, ipotesi alternative sul luogo dell’aggressione e perizie che continuano a susseguirsi, il delitto di Garlasco resta un giallo irrisolto, sospeso tra certezze passate e interrogativi che, ancora oggi, cercano risposte definitive.


