Il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi giudiziari più discussi e controversi della cronaca italiana. A quasi vent’anni dall’uccisione di Chiara Poggi, avvenuta nella villetta di via Pascoli, la vicenda torna a occupare il centro del dibattito pubblico e giudiziario. Una storia che, nel tempo, ha attraversato inchieste, processi, condanne definitive e ora nuove ipotesi investigative che rischiano di rimettere in discussione certezze che sembravano acquisite.
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Nel 2007 la morte della giovane fu ricostruita come il risultato di un’aggressione avvenuta all’ingresso della casa, una sequenza che portò, dopo un lungo iter giudiziario, alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Una sentenza che per anni ha rappresentato il punto fermo della vicenda, nonostante dubbi, polemiche e tentativi di rilettura emersi ciclicamente nel dibattito mediatico.

Garlasco, nuova perizia nella casa dei Poggi
Oggi, però, la scena torna a essere analizzata con occhi diversi. A ridisegnare quella che viene definita “l’azione omicidiaria” sono i consulenti della famiglia Poggi, che hanno ultimato una serie di nuovi accertamenti proprio all’interno della villetta di via Pascoli. Secondo questa ricostruzione alternativa, l’aggressione non sarebbe iniziata all’ingresso, ma in cucina, anticipando l’uccisione di Chiara e modificando radicalmente la sequenza ipotizzata nel 2007.

“Abbiamo concluso il nostro lavoro — spiega il perito Dario Redaelli —. Io, da analista della scena del crimine, ho pronta la relazione che settimana prossima consegnerò ai legali i quali ne faranno l’uso che ritengono opportuno”. Un lavoro che non si è limitato ai monili indossati da Chiara il giorno del delitto, ma che ha puntato a una vera e propria ricostruzione della dinamica dell’omicidio, arrivando a conclusioni in netto contrasto con quelle della Bpa del 2007, che individuava l’inizio dell’aggressione all’ingresso della villetta.

“Per noi — spiega Redaelli — l’aggressione, che sfocia nell’omicidio, comincia invece in cucina, dove nella spazzatura dell’ultima colazione di Chiara è stato trovato il bricco di Estathé sulla cui cannuccia c’è il Dna di Alberto Stasi”. Un dettaglio che, secondo i consulenti, assume un peso centrale nella nuova lettura dei fatti e diventa il fulcro di una strategia difensiva ben precisa.
È proprio da questo elemento che prende forma la linea del pool difensivo della famiglia Poggi, che non ha mai creduto all’ipotesi di un colpevole diverso dal fidanzato di Chiara. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha più volte espresso scetticismo sulla nuova inchiesta della Procura di Pavia che vede indagato Andrea Sempio, ritenendo che non possa portare a risultati concreti. Tuttavia, le ultime mosse fanno pensare a una preparazione già orientata verso una possibile richiesta di rinvio a giudizio, un eventuale processo e una quasi certa istanza di revisione della condanna di Stasi.
Alla domanda sulla finalità dei nuovi accertamenti, Redaelli è chiaro: “Ritengo questi risultati utilizzabili in caso di una richiesta di revisione, ma il mio ruolo è quello di consulente. Decideranno i legali”. Parole che lasciano intravedere uno scenario giudiziario tutt’altro che chiuso, in cui le nuove analisi potrebbero essere utilizzate per rafforzare o ridefinire posizioni già consolidate.
Paradossalmente, spiegano i consulenti, è stata proprio la nuova indagine su Sempio a fornire lo spunto decisivo per riesaminare la scena del crimine. Durante l’incidente probatorio è stata infatti analizzata per la prima volta la spazzatura presente in casa Poggi, mai esaminata in precedenza. Da lì è emersa la presenza del Dna di Stasi sulla cannuccia dell’Estathé, un dettaglio che riapre interrogativi mai affrontati fino in fondo.
“Se i giudici che lo hanno condannato a suo tempo avessero avuto quel Dna avrebbero potuto produrre una motivazione ancora più forte alla condanna”, chiosa Redaelli. Una frase che pesa come un macigno e che suggerisce come questo elemento, lungi dall’indebolire l’impianto accusatorio, potrebbe addirittura rafforzarlo in sede di revisione.
La strategia dei legali della famiglia Poggi appare dunque sempre più definita, ma resta da verificare la fondatezza delle nuove ipotesi sulla dinamica del delitto. Molto dipenderà dalle conclusioni, ormai imminenti, della Procura di Pavia e soprattutto dall’esito della nuova Bpa affidata ai Ris di Cagliari, già consegnata ai magistrati ma ancora avvolta dal riserbo.
Secondo le indiscrezioni, i Ris confermerebbero un’aggressione in più fasi. Resta da capire se l’inizio vada collocato in cucina o all’ingresso della casa e, soprattutto, quanto questa distinzione possa incidere nel scagionare o meno il nuovo indagato. Un dettaglio tecnico che potrebbe avere conseguenze enormi su uno dei casi giudiziari più complessi e discussi della storia recente italiana.


