Per anni quel dettaglio è rimasto sullo sfondo dell’inchiesta, quasi come un elemento marginale rispetto ai tanti misteri che continuano ad avvolgere il delitto di Garlasco. Eppure oggi, nelle nuove carte depositate dagli investigatori, proprio quel piccolo pezzo di carta torna al centro dell’attenzione con un peso completamente diverso. Gli inquirenti non usano più cautele: parlano apertamente di un alibi ritenuto inattendibile e costruito nel tempo.
Le nuove intercettazioni ambientali, raccolte nell’ambito dell’indagine riaperta sull’omicidio di Chiara Poggi, stanno infatti facendo emergere scenari che potrebbero cambiare la lettura di alcuni passaggi chiave della vicenda. A colpire gli investigatori non è soltanto il contenuto delle conversazioni, ma soprattutto il modo in cui determinati dettagli sembrano riaffiorare all’interno della stessa cerchia familiare, senza trovare conferme esterne.

Garlasco, l’intercettazione dei genitori di Andrea Sempio sullo scontrino di Vigevano
Da settimane gli inquirenti stanno passando al setaccio ogni elemento legato agli spostamenti e alle dichiarazioni di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato. Nelle informative depositate dalla Procura di Pavia si sottolinea come molti particolari del racconto siano stati confermati soltanto nel cosiddetto “triangolo familiare”, senza testimonianze indipendenti capaci di consolidare davvero la versione fornita nel corso degli anni.
Così emerge il dettaglio destinato a far discutere: il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, considerato per anni il principale alibi di Andrea Sempio, sarebbe stato fatto dalla madre e non dal figlio. A sostenerlo, inconsapevolmente intercettato, sarebbe stato lo stesso padre dell’indagato, Giuseppe Sempio, durante una conversazione con la moglie Daniela Ferrari. “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu”, dice l’uomo parlando con la donna. Una frase che per i carabinieri potrebbe “finalmente fugare i dubbi residuali sulla provenienza dello scontrino”.

L’intercettazione risale al 22 ottobre 2025. Daniela Ferrari, in lacrime, si lascia andare a uno sfogo che ha colpito profondamente gli investigatori: “È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino, gli ho rovinato la vita all’Andrea…Ho rovinato io la vita”. Il marito prova a rassicurarla: “Ma cosa stai dicendo? Ma chiunque l’avrebbe tenuto, se tieni tutti gli scontrini del mondo.. non ricominciare … stai tranquilla…”. Ma la donna insiste, facendo riferimento anche alla presenza di un presunto supertestimone: “Adesso c’è un familiare che dice che lo scontrino non lo ha fatto né Andrea né i suoi familiari”.
A quel punto Giuseppe Sempio replica con parole finite ora agli atti dell’inchiesta: “Come fa ad averlo? Gliel’ha dato lui? (ride) Non so! Chi è che gliel’ha dato? Cioè, la domanda da fargli è quella lì…vabbè…estremizzare le cose che comunque poi sono cagate perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu (sospiro) secondo lui, ha detto che non lo hai fatto tu, non l’ha fatto il figlio non l’ho fatto io, e va beh! Lo avrà fatto lui! Quello lì! Ma lo avrà dato lui al figlio! Ma robe da matti… che manica di diabolici… lo scontrino… l’ha documentato! Va bene! Fammi vedere! Ma pazzesco! Un familiare! Testimoni! Escono testimoni come…”. Daniela Ferrari conclude amaramente: “A Garlasco ci sono più testimoni che abitanti”.

Per gli investigatori, quello scontrino rappresenta oggi un punto estremamente delicato dell’intera ricostruzione. Il ticket del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio, stampato alle 10.18 del 13 agosto 2007, era stato consegnato da Andrea Sempio soltanto il 4 ottobre 2008, oltre un anno dopo il delitto. Secondo la sua versione, avrebbe dimostrato la presenza a Vigevano nell’orario compatibile con l’omicidio. Tuttavia la Procura ritiene “irragionevole” la conservazione così “gelosa” di un semplice ticket per così tanto tempo.
Anche le modalità con cui quel documento venne consegnato ai carabinieri vengono oggi considerate anomale. Durante l’interrogatorio del 2008, infatti, Sempio avrebbe accusato un malore tale da richiedere l’intervento del 118. Solo dopo una lunga pausa avrebbe mostrato lo scontrino agli investigatori, senza che sia mai stato chiarito se l’iniziativa sia stata spontanea oppure sollecitata dagli stessi militari. Un dettaglio che, insieme alle nuove intercettazioni, potrebbe ora assumere un peso molto diverso nel nuovo filone investigativo sul delitto di Garlasco.


