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“Le hanno fatte sparire”. Garlasco, subito dopo l’omicidio: “Lo ha fatto il vero colpevole”

  • Italia

Il giallo di Garlasco continua a svelare nuovi e inquietanti dettagli, a distanza di anni da quel tragico agosto in cui venne uccisa Chiara Poggi. Per la prima volta, a rompere il silenzio sono i periti informatici che hanno esaminato i dispositivi cruciali per l’inchiesta: il computer di Alberto Stasi e il telefono fisso della casa di via Pascoli, l’abitazione teatro del delitto. Gli esperti, intervenuti nel programma “Ignoto X” su La7, hanno rivelato un elemento rimasto finora sconosciuto.

“Una cosa ci colpì, analizzando il telefono fisso della villetta di via Pascoli dove avvenne il delitto, notammo che mancavano nove telefonate nella memoria del telefono”, hanno affermato. Quelle chiamate, secondo i tecnici, sarebbero state cancellate manualmente, forse proprio da chi si trovava nella casa subito dopo l’omicidio. Ma per quale motivo? La domanda resta aperta e aggiunge un ulteriore strato di mistero a un caso che, dopo anni di processi e sentenze, non ha ancora smesso di sollevare dubbi. Il fatto che qualcuno abbia potuto manipolare il telefono, per di più macchiato di sangue, fa pensare a un tentativo di depistaggio o a un gesto impulsivo del killer nel tentativo di cancellare tracce compromettenti.

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Garlasco Chaira Poggi


Garlasco, il mistero delle telefonate cancellate: cosa si è scoperto

Parallelamente, la Procura di Pavia ha riaperto l’indagine, concentrandosi su un elemento chiave: l’ora della morte di Chiara Poggi. Secondo nuove indiscrezioni, l’omicidio potrebbe essere avvenuto in un momento diverso da quello stabilito nella sentenza di condanna di Alberto Stasi. Se questa ipotesi venisse confermata, cambierebbe radicalmente la ricostruzione dei fatti, introducendo nuovi scenari e forse nuovi sospetti. L’inchiesta, dunque, continua a essere una ferita aperta, con tasselli che sembrano non combaciare e verità ancora da chiarire.

Garlasco Chiara Poggi

Ma non è solo l’aspetto investigativo a tenere alta la tensione. Nelle ultime settimane, alcune figure coinvolte nel caso hanno denunciato di essere finite nel mirino di minacce anonime. L’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste Massimo Lovati – ex legale di Andrea Sempio, il nuovo indagato per il delitto – ha raccontato di aver ricevuto una lettera intimidatoria: “Certo che sono preoccupato, ho una famiglia”. Le parole dell’avvocato rivelano la paura e la pressione che ancora circondano questa vicenda.

Il messaggio, recapitato direttamente sotto la porta dello studio di Lovati, era inquietante: sul foglio, composto con ritagli di giornale e scritto in dialetto, si leggeva “L’è mei che ra sta ciu”, ovvero “è meglio che stai zitto”. Un chiaro avvertimento, definito da Gallo “un atto di intimidazione e non è il primo, sono una serie di atti”. L’avvocato ha raccontato anche di altri episodi che lo hanno messo in allerta. In uno di questi, mentre accompagnava Lovati alle poste, sarebbe stato riconosciuto da un passante. “Si avvicina un signore – racconta –, che è un signore perbene, mi saluta, dice: ‘La sto vedendo in tv, io la seguo. Posso dire una cosa avvocato? Deve stare attento perché prima o dopo le tirano due botte'”.

Il clima che circonda il caso di Garlasco appare dunque sempre più teso. Le nuove rivelazioni, unite alle intimidazioni verso chi cerca di far luce sulla verità, fanno riemergere ombre mai del tutto dissolte. Dopo anni di processi e dubbi, il mistero sulla morte di Chiara Poggi non solo non è stato definitivamente chiarito, ma continua ad avvolgersi di nuovi interrogativi, lasciando aperta la sensazione che la verità, quella completa, debba ancora essere raccontata.


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