La patria dei cafoni e quel parcheggio in spiaggia

Le immagini delle spiagge della provincia di Agrigento le abbiamo viste tutti. Qualcuno ha riso, qualcuno ha “pianto”. Di vergogna e sconforto. E ancora più incomprensibile è che siano i bagnanti locali a violentare il proprio patrimonio, con il paradosso di renderlo meno fruibile a se stessi. Questa è l’immagine di un’Italia e intera che non si scrolla di dosso i suoi vizietti storici, della strafottenza più atroce. Commenti ne possiamo fare tanti, a cominciare dal collegamento con i dati che continuano a premiare il nostro paese quanto a turismo provenienti dall’estero, ma che spesso tornano a casa con un quadro distorto di una società intera. Il tutto mentre si moltiplicano gli appelli a fare della cultura e del paesaggio nostrano il volano principale dell’economia attuale e futura. Retorica, se non ci si indigna a dovere. In caso contrario, ognuno piazzi la sua tenda ovunque. Del resto, l’acqua della Fontana di Trevi non è così lurida per lavarci i piatti di Ferragosto.