Dopo settimane di silenzio e di acceso dibattito mediatico sulla scelta di vita off-grid della cosiddetta famiglia del bosco di Palmoli, arriva la voce del padre dei bambini allontanati dalle autorità. Nathan Trevallion ha deciso di rompere il riserbo e raccontare la propria versione dei fatti in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, scegliendo di spostare l’attenzione dalle questioni giudiziarie alla dimensione umana e psicologica della vicenda che coinvolge i suoi figli.
Nel suo racconto, l’uomo descrive i momenti trascorsi durante le visite protette, soffermandosi su un cambiamento che lo colpisce profondamente. Secondo Trevallion, l’equilibrio emotivo dei bambini si sarebbe spezzato dopo la separazione forzata. “Sono in uno stato costante di agitazione e ansia”, spiega il padre. “A volte litigano fra di loro, cosa che prima non facevano. Sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro”. Un quadro che, a suo dire, non esisteva prima dell’intervento dei servizi sociali.
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Famiglia nel bosco, l’allarme del papà Nathan: “Cosa fanno i miei figli”
Il passaggio più doloroso resta quello del distacco al termine degli incontri. Trevallion racconta che proprio in quei momenti emergerebbe tutta la fragilità dei figli, costretti a elaborare una separazione che non comprendono. “Cercano di fare qualcos’altro, come se volessero sfuggire a ciò che provano”, racconta. “Avverto la grande tristezza che c’è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì”. Secondo il padre, si tratterebbe di veri e propri meccanismi di difesa messi in atto per non affrontare il trauma.

Trevallion affronta direttamente le accuse che hanno portato all’allontanamento dei bambini, respingendo l’idea che la vita nei boschi di Palmoli fosse sinonimo di isolamento o incuria. Per lui, quella scelta rappresentava una filosofia di vita precisa e consapevole. “La nostra è una condizione di vita molto comune negli ambienti rurali in ogni parte del mondo”, afferma. “Abbiamo sposato una filosofia che rifiuta il consumo delle risorse della terra senza porsi domande. Non abbiamo fatto nulla di male”. L’uomo ribadisce che i figli, durante gli incontri, esprimerebbero sempre lo stesso desiderio: tornare alla loro vita di prima, agli animali e al contatto quotidiano con la natura.
Nonostante il dolore e l’amarezza, Trevallion sottolinea di non voler alzare muri con le istituzioni. Al contrario, racconta di essere pronto, insieme agli altri membri della famiglia, a rivedere alcune scelte pur di riabbracciare i figli. “Siamo pronti a rispettare le regole di base stabilite per la protezione dei bambini”, assicura, rimarcando la volontà di collaborare con il sistema giudiziario.

L’obiettivo finale resta la riunificazione familiare e il ritorno a quella quotidianità che, secondo il padre, è stata spezzata improvvisamente. Trevallion conclude il suo racconto con una speranza affidata al tribunale. “La verità verrà a galla”, dice, confidando che la giustizia possa restituire alla sua famiglia quella “piena armonia” che oggi appare lontana, ma non irraggiungibile.


