La nuova stagione televisiva si chiude, ma il caso Garlasco continua a occupare un posto centrale nei principali talk d’informazione. Anche nell’ultima puntata stagionale di “E’ Sempre Cartabianca”, andata in onda martedì 23 giugno, il delitto di Chiara Poggi è tornato al centro del dibattito con un confronto acceso tra avvocati, giornalisti e opinionisti.
La trasmissione condotta da Bianca Berlinguer ha dedicato ampio spazio agli sviluppi della nuova inchiesta su Andrea Sempio, soffermandosi soprattutto sulle conseguenze umane e mediatiche che questa vicenda sta producendo sui protagonisti coinvolti. Al centro della discussione, in particolare, le condizioni della madre dell’indagato, reduce dal drammatico tentativo di suicidio avvenuto nei giorni scorsi.

Il dramma umano dietro il caso Garlasco
Interpellato dalla conduttrice, l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, ha aggiornato il pubblico sullo stato di salute della donna: “Mi risulta che le condizioni siano stabili, il problema è psicologico, un gesto suicidiario ha matrici psicologiche, è la malattia più difficile da debellare quella che attinge alla psiche. Il rischio che ci ricaschi è grosso, per questo il mio appello, che sembra poco utile, a moderare i toni. Approfitto per dire di avere saputo che anche la parte avversa ha subito offese, il mio appello riguarda tutti, ci sono tifoserie, tutti devono abbassare i toni”.

Parole che hanno spinto Bianca Berlinguer a una riflessione più ampia sul clima che si è creato attorno all’inchiesta. La giornalista ha infatti sottolineato: “Questa cosa della tifoseria è insopportabile, i social sfuggono a ogni controllo. Da giornalista mi auguro che questo clima che si è creato non continui, altrimenti a settembre la situazione potrebbe peggiorare, ci si dividerà ancora di più come un tifo da stadio, invece che una storia importantissima in cui una ragazza ha perso la vita. Abbiamo una persona come Alberto Stasi, che ha fatto dieci anni di carcere, forse da innocente, mentre un’altra, Andrea Sempio, rischia di essere condannato senza che ci sia una prova importante che ci dice chi sia il colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Nel corso del confronto è intervenuto anche l’avvocato Antonio De Rensis, storico legale di Alberto Stasi, che ha ricordato il forte impatto mediatico subito dal suo assistito fin dalle prime fasi dell’inchiesta: “Io e la mia collega dall’inizio di questa vicenda abbiamo dato un chiaro messaggio, non abbiamo mai commentato le parole dei familiari. Io sono stato investito da apprezzamenti riprovevoli fatti da protagonisti di questa vicenda ho perdonato e capito che ci sono toni usati perché lo stato d’animo non è sereno”.
"Le condizioni della mamma di Sempio sono stabili ma c'è il rischio che ci ricaschi. Per questo ho invitato tutti a moderare i toni"
— È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) June 23, 2026
Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, a #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/l0dnwPZmF5
“Quello che ha detto il collega è assolutamente giusto, ma mi faccia rimarcare che nel 2007 c’è stato un linciaggio nei confronti di Alberto Stasi, fatto in maniera diversa perché non c’erano i mezzi di comunicazione di adesso, ma l’attenzione mediatica era universalmente colpevolista, tanto è vero che ancora si ricordano le voci isolate di qualche suo collega, come il direttore Feltri, che da solo insieme ad altri due o tre difendeva Alberto. Questa è una storia, come dico sempre, piena di dolore, ma non comincia oggi, il 13 agosto, quando hanno ucciso Chiara”.
Il dibattito si è ulteriormente acceso quando Berlinguer ha fatto notare come la famiglia Sempio si sia esposta spesso mediaticamente. Una considerazione che Cataliotti non ha condiviso, arrivando ad affermare: “Temo che questo programma stia assumendo un programma marcatamente colpevolista”. Una frase che ha provocato l’immediata replica della conduttrice: “No, per me questo li ha esposti di più a queste reazioni”.
Berlinguer ha quindi ribadito la posizione della trasmissione: “La interrompo per dirle che questa trasmissione è stata riconosciuta da tutti non tifa per nessuno, non accetto le sue scuse e gliele rimando. Noi abbiamo cercato di raccontare le questioni di Sempio e quelle di Stasi, in un servizio che racconta quanto successo quest’anno chiaramente si parla di Sempio visto che l’indagine riguarda lui. La questione di Alberto Stasi è chiusa, vedremo se la revisione ci sarà. Io non critico, ma più si va in televisione e più ci si espone al massacro del web, delle altre trasmissioni, tant’è che Stasi non ci è andato quasi mai”. Cataliotti ha replicato: “Era vietato, aveva delle prescrizioni che lo vietavano”.
Solo nella parte finale del confronto è emerso uno degli aspetti più discussi della serata. De Rensis ha infatti ricordato il diverso atteggiamento tenuto da Stasi durante le indagini: “Collega, io non intervengo mai, sai che ti stimo, ma se si parla di Alberto io parto in quarta. Il tuo assistito ha fatto benissimo a fare quello che ha fatto, ha due avvocati importanti, ha fatto bene a seguire i vostri consigli”.
“Ma Alberto da indagato non ha mai parlato con i mezzi di informazione, anche se non vuol dire nulla, mentre ha sempre parlato con l’autorità giudiziaria. Questo non fa di Sempio un colpevole o di Alberto un innocente”. Un passaggio che ha riportato l’attenzione sul fatto che Alberto Stasi abbia sempre collaborato con i magistrati, tema sul quale Cataliotti ha però espresso una lettura differente.
Il legale di Sempio, infatti, ha sostenuto: “Alberto ha parlato con i magistrati quando era obbligato a farlo, il 13 agosto e il 17 agosto viene sentito a SIT, solo il 22 agosto gli viene rivolta la domanda: ‘Conferma quello che dice?’, sarebbe stato meglio non confermare”. A quel punto De Rensis ha replicato duramente: “Se la vuoi mettere su questo piano, allora ti dico che il tuo ha dato il DNA coattivamente, Alberto Stasi è volato a darlo in piena estate, se iniziamo a fare questa roba, non va bene così”. Ma Cataliotti non ha arretrato di un passo, aggiungendo: “E’ proprio volato a dare le scarpe e la bicicletta, è corso dalla magistratura a farlo”.


