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Giorgia Meloni pensioni

Pensioni, l’ultima decisione del governo sulle cifre e sui tempi

  • Italia

Ultimi giorni per Giorgia Meloni ed il suo governo per approvare la Legge di Bilancio, in discussione anche il rialzo delle pensioni. Il premier, che stanno ha costretto i suoi ad un super lavoro senza riuscire a trovare un accordo, continua ad essere fiduciosa di chiudere la partita entro il 31 dicembre. Mentre le prime critiche iniziano a piovere. Scrive un’utente: “Che batosta contro il pos, vi rendete conto di aver sprecato settimane su questa discussione, quindi evidenti spese, soltanto per le vostre ideologie quando ogni dato concreto, analisi o esperto vi è andato contro?”.


“Fatevi due domande se addirittura i vostri più accaniti elettori stanno dubitando della vostra capacità. Anche perché potevate subito pensare a rimedi e soluzioni immediate come per esempio l’aumentare il controllo per quanto riguarda l’evasione fiscale, le commissioni, come aiutare in modo diretto I commercianti”. Tra i tanti temi c’è anche quello delle pensioni.

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Giorgia Meloni, nella Legge di Bilancio novità per le pensioni. Cosa cambia e per chi


Scrive il Messaggero come sul fronte previdenziale l’esecutivo ha deciso di rivedere la “scaletta” delle percentuali di incremento, da applicare agli assegni per il recupero almeno parziale dell’inflazione 2022. “Il principio è abbastanza semplice: confermato l’adeguamento al 100 per cento per i pensionati che percepiscono fino a 2.100 euro al mese lordi (i quali quindi avranno un incremento del 7,3 per cento)”.

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“Il recupero sarà leggermente potenziato per chi si colloca tra i 2.100 e i 2.600 lordi circa (ovvero tra quattro e cinque volte il trattamento minimo Inps) e al contrario leggermente ridotto per tutti coloro che sono al di sopra di questa soglia. Al contrario leggermente ridotto per tutti coloro che sono al di sopra di questa soglia. Concretamente, per una pensione da 2.500 euro lordi al mese il miglioramento rispetto allo schema precedente sarebbe di circa 5 euro netti, grazie alla percentuale di rivalutazione elevata dall’80 all’85″.

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“ Mentre per una da 6 mila mensili, che supera le dieci volte il minimo, il minor recupero sarà di otto euro netti, sempre al mese, perché si scende dal 35 al 32 per cento. Le tre fasce intermedie avranno percentuali decurtate di 2 o 3 punti. Dal punto di vista del bilancio pubblico si tratta di un’operazione neutrale: i vantaggi per alcuni compensano le perdite degli altri”. E ancora: “C’è però una complicazione pratica: i trattamenti fino a 2.100 euro lordi mensili avranno l’aumento (pieno) da gennaio”. Mentre per tutti gli altri la rivalutazione parziale arriverà solo a febbraio o marzo (naturalmente con gli arretrati) perché sono ormai scaduti i tempi tecnici necessari all’Inps per ricalcolare tutti gli importi. Lo slittamento secondo la Cgil riguarderà circa 4 milioni di trattamenti medi o alti”.


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