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Giorgia Meloni Matteo Renzi patto non scritto

Governo, cosa succede tra Matteo Renzi e Giorgia Meloni in parlamento

  • Italia

Giorgia Meloni e Matteo Renzi, secondo il quotidiano Repubblica tra i due leader potrebbe nascere presto un patto non scritto. Intanto Giorgia Meloni, ottenuta la fiducia alle camere, è attesa da una settimana impegnativa in Europa. La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen incontrerà giovedì prossimo, 3 novembre, a palazzo Berlaymont il presidente del Consiglio Giorgia Meloni “nel corso della sua prima visita a Bruxelles da quando ha iniziato il suo mandato”. Ne dà notizia il portavoce capo dell’esecutivo Ue Eric Mamer, durante il briefing con la stampa.


Prima di ricevere Meloni, giovedì Von der Leyen sarà a Berlino, per partecipare a un summit per i Balcani Occidentali. Il presidente del Consiglio Meloni giovedì incontrerà anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. Che farà rientro appositamente a Bruxelles per riceverla (la prima settimana di novembre è un periodo semifestivo, a causa della chiusura delle scuole, e l’Aula è in settimana verde, cioè non si riunisce).

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Giorgia Meloni  Matteo Renzi patto non scritto


Giorgia Meloni e Matteo Renzi, patto non scritto tra i due leader?


La visita di Meloni nella capitale comunitaria, a quanto si apprende a Bruxelles, dovrebbe iniziare dal Parlamento, nel primo pomeriggio. Tornado all’accordo, se così si può chiamare, tra Meloni e Renzi Repubblica scrive come: “Che ci sia un feeling – sulle riforme, sulla giustizia (Nordio piace moltissimo al terzo Polo, Renzi in aula l’ha definita “la scelta migliore”), sui rigassificatori – lo si è capito da tempo. Cosa produrrà alla lunga?”.

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E ancora: “Ieri fonti di Fratelli d’Italia facevano trapelare che ci sarebbe già un accordo politico con la parte renziana di Azione per un soccorso centrista al Senato. Un aiutino per i giorni no, quando la maggioranza rischia di andare sotto visto il gran numero di senatori che sono stati promossi ministri e che non sempre potranno garantire la loro presenza in Aula”.

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Quindi conclude: “La maggioranza qui conta su 115 senatori, undici in più della soglia necessaria; non tantissimi, insomma. Silvio Berlusconi, per dire, difficilmente calcherà l’Aula con assiduità.Un patto naturalmente non scritto, quindi, di reciproca convenienza. In fondo sui cinque senatori renziani si erano appuntati i sospetti già al momento del voto a Ignazio La Russa presidente”.

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