A volte i casi che sembravano “chiusi” tornano all’improvviso a bussare, e lo fanno nel modo più destabilizzante: con una frase, un retroscena, un nome che riapre ferite e polemiche. E a Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’aria è di nuovo elettrica.
Negli ultimi mesi l’attenzione attorno al delitto è risalita, tra nuove carte, tensioni e un clima che – secondo quanto emerge – non sarebbe affatto sereno. Dentro quell’incastro di dolore, processi e verità contese, ora spunta un passaggio che sta facendo rumore: riguarda contatti, timori e una strategia che, agli occhi degli investigatori, avrebbe avuto un obiettivo preciso.

Le nuove carte e quel “timore” che riaffiora
Il punto di partenza è un’informativa dei carabinieri di Milano depositata nell’ambito dell’indagine della Procura di Pavia. Un’inchiesta che – va ricordato – ritiene Andrea Sempio il responsabile dell’omicidio, mentre il caso continua a restare uno dei più divisivi della cronaca italiana.
In quelle pagine, secondo quanto riportato, dopo la riapertura delle indagini nel maggio 2025 la famiglia Poggi avrebbe manifestato “la preoccupazione di trovare un modo per bloccare l’indagine”. Parole pesanti, che inevitabilmente accendono domande e reazioni.

Il nome nell’informativa: l’ex Pg Laura Barbaini
Ed è qui che arriva il colpo di scena: nell’informativa compare anche il nome di Laura Barbaini, ex sostituto procuratore generale, oggi in pensione. Gli investigatori sostengono che la strada da seguire sarebbe stata indicata proprio da lei.
Stando a quanto scritto nell’atto, Barbaini avrebbe suggerito ai legali della famiglia Poggi di coinvolgere formalmente la Procura Generale di Milano. Un passaggio che, per gli investigatori, potrebbe tradursi nel tentativo di esercitare una sorta di “potere censorio” sull’attività investigativa della Procura pavese. Una ricostruzione, questa, che resta naturalmente legata alle valutazioni contenute nell’informativa e agli accertamenti in corso.
Un ruolo che viene da lontano: dal processo Stasi alle richieste di revisione
Le carte ricostruiscono anche il ruolo avuto da Barbaini negli anni precedenti. La magistrata aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi. Non solo. Nel 2016, sempre secondo la ricostruzione, si occupò delle prime richieste della difesa di Stasi per una revisione del processo, trasmettendo gli atti sia alla Corte d’Appello di Brescia sia alla Procura di Pavia.
Gli investigatori citano inoltre una nota firmata dalla stessa Barbaini e indirizzata al procuratore aggiunto Mario Venditti: riguarderebbe le valutazioni sull’eventuale apertura di un’indagine su Sempio, poi archiviata all’epoca.
La conversazione di maggio e i toni “durissimi”
C’è un altro passaggio che, sempre secondo i carabinieri, aggiunge tensione a tensione: nell’informativa viene riportata una conversazione del maggio scorso in cui emergerebbe un atteggiamento di “totale opposizione” della famiglia Poggi rispetto alla nuova inchiesta della Procura di Pavia.
I toni, riportano gli investigatori, sarebbero stati molto duri nei confronti di chi sta portando avanti gli accertamenti. Un dettaglio che finisce per alimentare ulteriormente quel clima già incandescente attorno a un caso che non smette di dividere.
Perché Garlasco continua a scuotere tutti
Ogni nuova carta, ogni frase messa nero su bianco, rischia di riaprire la frattura: tra chi pensa che la verità sia stata già scritta e chi, invece, crede che ci sia ancora qualcosa da chiarire. E intanto Garlasco torna a essere, ancora una volta, un nome che pesa.
Con una certezza emotiva, prima ancora che giudiziaria: quando un delitto resta sospeso nell’immaginario collettivo, basta un dettaglio – un contatto, una nota, una conversazione – per trasformare di nuovo tutto in un terremoto.


