Il delitto di Garlasco continua a occupare il centro del dibattito pubblico e giudiziario, a distanza di anni da quell’estate che ha segnato una delle pagine più controverse della cronaca italiana. L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, resta un caso capace di riemergere ciclicamente con nuovi dettagli, riletture e interrogativi che sembravano ormai archiviati. Ogni elemento, anche il più marginale, viene oggi riconsiderato alla luce di una memoria collettiva che non ha mai davvero smesso di interrogarsi su quanto accaduto.
Nel corso del tempo, l’attenzione si è spostata più volte su figure secondarie e su testimonianze che, all’epoca dei fatti, apparivano consolidate. È proprio su uno di questi punti che nelle ultime ore si è aperto un nuovo fronte di discussione, legato alle dichiarazioni rese anni fa e ora rimesse in discussione. Un tassello che, se confermato, rischia di incidere sulla ricostruzione degli eventi di quella mattina e sul lavoro svolto dagli inquirenti nelle fasi iniziali dell’indagine.

Garlasco, le ultime notizie sul caso
A riportare il tema al centro è stato quanto accaduto ieri sera durante la trasmissione Ore 14, dove si è tornati a parlare della madre delle gemelle Cappa, Maria Rosa Poggi. In particolare, è stata analizzata la testimonianza di una cassiera di un supermercato che nel 2007 aveva dichiarato, in sede di sommarie informazioni testimoniali, di aver servito la donna alle 10:07 del 13 agosto 2007, precisando che il pagamento era avvenuto con carta bancomat. Un dettaglio che, per anni, è stato considerato un elemento certo all’interno del quadro investigativo.

Durante la puntata, però, la testimone ha cambiato versione. Oggi sostiene di non aver mai dato per certa la presenza di Maria Rosa Poggi nel supermercato quella mattina, spiegando di aver riferito ai carabinieri di non ricordare con precisione se l’avesse vista o meno. La donna ha aggiunto che la madre delle gemelle Cappa era una cliente abituale, circostanza che avrebbe potuto generare confusione nei ricordi. Nonostante ciò, la dichiarazione resa nel 2007 risulta firmata, ma la cassiera ha spiegato che all’epoca aveva vent’anni e che non aveva letto attentamente il documento prima di sottoscriverlo.

Le reazioni in studio non si sono fatte attendere. Sia Milo Infante sia l’avvocato Antonio De Rensis hanno sottolineato la gravità della situazione. “Perché la signora smentisce quanto è stato verbalizzato, quindi è una dichiarazione che va assolutamente approfondita. Le sue parole ledono Pennini”, ha chiarito il legale, evidenziando come una simile ritrattazione possa avere conseguenze rilevanti sul piano giudiziario e sulla credibilità degli atti.
A rispondere è stato l’ufficiale che redasse il verbale nel 2007, Roberto Pennini, ex brigadiere della stazione dei Carabinieri di Garlasco. Pennini ha precisato che, in quella occasione, aveva fatto rileggere il documento alla cassiera prima della firma e che la donna si era detta d’accordo con quanto scritto. Un chiarimento che apre un ulteriore livello di confronto: da un lato la memoria oggi incerta della testimone, dall’altro la correttezza formale delle procedure adottate all’epoca. Un contrasto che riaccende i riflettori su un caso che, a quasi vent’anni di distanza, continua a sollevare dubbi, domande e nuove crepe nella narrazione ufficiale.


