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“È tutto lì, nel suo telefono”. Torzullo, il cellulare di Carlomagno passato al setaccio

  • Italia

Il quadro che emerge dalle indagini sull’omicidio di Federica Torzullo si arricchisce di nuovi dettagli e mette sempre più in discussione la versione fornita da Claudio Carlomagno. Nella notte fra l’8 e il 9 gennaio, secondo gli inquirenti, sarebbe maturato e consumato il delitto, ben prima delle 6.40 del mattino indicate dall’uomo durante l’interrogatorio di convalida davanti al gip. Un lasso di tempo cruciale, su cui la Procura di Civitavecchia concentra ora l’attenzione per chiarire se l’uccisione sia stata frutto di un gesto d’impeto o di una vera e propria premeditazione.

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Gli investigatori non escludono che l’idea di uccidere la moglie possa essersi fatta strada già la sera dell’8 gennaio. Carlomagno, rientrando a casa dopo essere stato dalla suocera, avrebbe affrontato con lei il tema della separazione e della possibilità di restare con Federica. Ma la risposta della donna sarebbe stata netta: Claudio sarebbe rimasto “di famiglia”, ma la decisione della figlia di separarsi era irremovibile, con la prospettiva che al ritorno da una breve vacanza in Basilicata si sarebbe scritta definitivamente la parola “fine”.


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È proprio su questo punto che gli inquirenti stanno lavorando per capire se ci siano stati minuti, o anche solo pochi istanti, sufficienti a configurare l’aggravante della premeditazione. La giurisprudenza recente insegna che non serve un arco temporale particolarmente lungo. In altri casi di cronaca, come quello di Stefania Camboni, l’aggravante è stata contestata sulla base di semplici ricerche notturne fatte con il cellulare, avvenute a ridosso dell’aggressione. Un precedente che pesa e che rende centrale l’analisi della tecnologia. Un precedente che potrebbe valere anche in questo caso.

Da qui in avanti, il telefono diventa il cuore dell’inchiesta. Nella notte fra l’8 e il 9 gennaio, i due cellulari di Claudio Carlomagno non avrebbero generato alcun traffico: nessun messaggio, nessuna telefonata, nessuna attività rilevata. Un silenzio digitale che stride con la ricostruzione fornita dall’indagato e che rafforza l’ipotesi che l’omicidio sia avvenuto proprio in quelle ore. Per questo la copia forense degli smartphone rappresenta uno snodo decisivo per confermare o smentire la tesi accusatoria.

Non solo, il telefono di Carlomagno potrebbe nascondere segreti molto più profondi nelle cronologie, anche rimosse, dei giorni precedenti. La possibilità di un omicidio orchestrato, insomma, potrebbe essere non solo una fantasie. E non è tutto qui. C’è un altro aspetto da non sottovalutare. A rendere ancora più delicata la questione c’è il fatto che lo smartphone della vittima è andato perso, con ogni probabilità distrutto. Nonostante ciò, Carlomagno, conoscendo il codice di sblocco, lo avrebbe utilizzato per inviare un messaggio alla suocera, fingendosi Federica, relativo alla colazione del figlio. Un dettaglio che attribuisce al telefono un ruolo chiave anche nella costruzione di una possibile messa in scena successiva al delitto. Tra le ipotesi sembra circolare quella che proprio il telefono di Federica Torzullo possa essere stato utilizzato per macabre ricerche, per poi essere distrutto.

Proprio per questo, assume un’importanza tutt’altro che marginale il sopralluogo che i militari del Nucleo investigativo di Ostia effettueranno nella villetta di via Costantino 9, ma anche nell’azienda del padre del 44enne, morto suicida, e sul veicolo dell’indagato. Gli inquirenti cercano non solo l’arma del delitto, ancora non rinvenuta nella zona indicata da Carlomagno, ma anche eventuali prove digitali o tracce compatibili con l’uso dei telefoni, dei sistemi di bordo e dei dispositivi elettronici.

Un altro elemento che fa riflettere è il tempo necessario per ripulire la scena del crimine. In casa furono trovate pochissime tracce evidenti di sangue e, considerando i movimenti dell’uomo ricostruiti tramite videocamere e testimonianze, appare difficile che abbia potuto cancellare ogni segno di 23 coltellate in meno di un’ora. Anche per questo, l’analisi delle telefonate e dei messaggi del 9 gennaio potrebbe chiarire se qualcuno abbia aiutato Carlomagno o se vi siano stati contatti sospetti.

Infine, dagli esiti preliminari dell’autopsia emerge che il corpo di Federica sarebbe stato avvolto in un telo di plastica, simile a quelli da cantiere, e forse appoggiato su questo prima di essere caricato in auto, nel tentativo di un depezzamento avvenuto in casa. Le ferite non combacerebbero con i segni lasciati dal braccio meccanico dell’escavatrice usata per seppellirla. Tra le analisi previste c’è anche quella sul Car play dell’auto di Carlomagno e una meticolosa repertazione di tutto ciò che si trova nella villetta, compresi saponi e detergenti, perché anche un dettaglio tecnologico o digitale potrebbe rivelarsi la prova decisiva.


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